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23 settembre 2023

Nuovo corso on line: "Capricci e dintorni 2.0"

Sei un lettore di "Capricci e dintorni" (prima o seconda edizione)?

Ti sembra di aver già scoperto tutto ciò che c'era da scoprire dentro il libro che hai letto?

Io penso che abbiamo ancora molto da dirci: "Capricci e dintorni 2.0" è l'occasione per farlo.

Scarica e condividi la locandina

"Capricci e dintorni 2.0" è un percorso assolutamente unico perchè...

11 febbraio 2022

Parole e Musica per aiutarvi a crescere i Piccoli

Buongiorno a voi, amici di Educazione Consapevole ®.

Sono molto latitante qui sul blog, avete proprio ragione 🙄😬.

La verità è che sono impegnata - come mio solito - su alcuni fronti contemporaneamente! 🤜🏻🤛🏻

Ad inizio Dicembre 2021 è uscita la seconda edizione del mio libro, "Capricci e dintorni 2. Con nuovo Focus tematico interamente dedicato al Neonato" . Lo trovate su Amazon nel classico formato cartaceo (paperback) e nel pratico e super smart formato digitale (e-book) .

Se vi fosse sfuggito, beh, rimediare è un istante! 🤩✌🏻☺️

In contemporanea stavo (e ancora sto) lavorando con una fantastica etichetta discografica per pubblicare un album musicale dedicato al sonno dei bambini: ninne nanne, filastrocche, storie cantate. 💓

E, no... non è l'ennesimo album di canzoncine da mettere sul device di turno: questo è un progetto innovativo, originale e diversificato, come non credo ne abbiate mai visti! 😎😲😃 

Un progetto degno di Educazione Consapevole® e del suo obiettivo principe: aiutare le famiglie attraverso la promozione e il rinforzo della relazione tra adulti e bambini. 👨‍👩‍👧‍👦

Si chiamerá "Nanna sicura, senza paura" 😊🥳: ancora qualche settimana di pazienza e poi ci sarà qualcosa di bello da vedere/ascoltare/(...) 🥰🎶👦🏻👶🏻👀👂🏻 per voi e per i vostri bambini!
 
In questa fotografia stavo pensando a come dirvelo... l'ho fatto! ✌🏻🤗😉

A presto!
Maria Beatrice 👋🏻

4 novembre 2013

Un posto per ogni cosa

Buongiorno e buon lunedì a tutti, amici di Educazione Consapevole!

Se avete più di un figlio e le età non sono proprio assimilabili, forse vi ritroverete nei pensieri che oggi voglio condividere con voi; pensieri da mamma-psicologa.

Dicevo: se avete bimbi di età abbastanza diverse, di certo vi sarete resi conto del fatto che le esigenze di crescita e di gioco sono altrettanto differenti: ad esempio per i piccoli la dimensione "a terra" è irrinunciabile, mentre per i grandi è riservata soltanto ad alcune attività.

16 ottobre 2013

Uno sguardo oltre

Buongiorno, amici di Educazione Consapevole!

Voglio condividere con voi un nuovo aneddoto familiare, questa volta da mamma psicologa, qualcosa che somiglia a ciò che ho raccontato in questo post.

Interno, giorno. Io e i miei cuccioli siamo a casa insieme, un pomeriggio come tanti.

La piccola di casa sta giocando concentrata sul pavimento proprio nel bel mezzo del corridoio, mentre io e il Piccolo Uomo ci muoviamo tra le stanze ognuno a pensare al proprio da fare.


14 settembre 2013

Educazione Consapevole e la SAM 2013

Buongiorno a voi, amici di Educazione Consapevole!

Eccomi con un nuovo evento che si terrà nel prossimo mese di Ottobre in occasione della SAM 2013, la Settimana dell'Allattamento Materno che viene celebrata in tutto il mondo nella prima settimana di Ottobre.

Educazione Consapevole ha deciso di organizzare alcuni incontri gratuiti per quei genitori (e non solo?) che vogliono approfondire il tema dell'allattamento al seno in modo da andare oltre le idee di senso comune che, quando va bene, si "fermano" ai benefici per la salute del bambino (i tanto citati "anticorpi").

L'allattamento al seno ha molto di più da offrire alla mamma e al suo piccolo; per questo motivo ho scelto il titolo "Il latte di mamma nutre più del corpo". 

20 aprile 2013

Speranze di Primavera

Carissimi lettori di Educazione Consapevole,
rieccomi tra voi a scrivere un post che, ve lo confesso, a malapena so come iniziare. E che non ho idea di come si concluderà, posto che nelle ultime due settimane ho cambiato idea su di esso almeno una dozzina di volte.

Scopriamo insieme dove ci condurrà flusso di coscienza, questa volta...

Primo pensiero: il Venerdì Santo scorso, il piccolo Squicky, il cricetino grigio di famiglia (protagonista del post "La profezia che si autoavvera") è passato a miglior vita, dopo una notte e un giorno di terribile agonia. Era molto malato, aveva un carcinoma enorme e mostruosamente aggressivo. Il veterinario aveva sentenziato poche settimane di vita e così è stato.

La morte di Squicky è stata dolorosa per tutti, in particolare per me (che me ne sono occupata finchè è stato possibile) e per il Piccolo Uomo che si è trovato per la prima volta nella vita faccia a faccia con la morte di un essere vivente a lui vicino.

Sono state piante sincere lacrime, ci sono stati attimi molto duri da affrontare con lucidità perchè la consapevolezza dell'irreversibilità della morte ha provocato, nel cuore di burro del Piccolo Uomo, un dolore sincero, come lo sono le prese di coscienza serie, vere, quelle "da grandi".
Eppure, la morte di Squicky è stata foriera anche di qualcosa di buono. Il Piccolo Uomo ha affrontato il proprio dolore con l'aiuto di mamma e papà, il che ha irrobustito lui, noi e il nostro legame. In secondo luogo, papà si è fatto carico dell'ingrato compito di seppellire il corpicino nel bosco insieme al Piccolo Uomo, sotto la pioggia e al freddo. E l'ha fatto davvero, cosa che mi ha reso orgogliosa di entrambi loro.
Infine, tutto ciò ha segnato un'ulteriore consapevolezza in tutti noi: che la vita continua, prosegue a scorrere e non si arresta; ci impone di muoverci, ci chiede pressante di crescere, evolvere, accettare.

Ed ecco la prima Speranza di Primavera: la morte (leggasi: il dolore, la tristezza, la disperazione... ) non è l'ultima risposta. La vita è e va oltre ogni perdita, ogni dolore, ogni morte.

Secondo pensiero: consapevolezze e riflessioni di una mamma al volante. Quest'anno la primavera non decide cosa fare: arriva, se ne va, torna, scompare di nuovo... Siamo a metà aprile e a tratti sembra o Giugno o Novembre. Calendario impazzito, stagioni idem. E in tutto questo, ci stiamo perdendo la stagione più bella dell'anno. Il momento del risveglio, della bellezza, dei colori e dei profumi, dei cinguettii la mattina presto e del sole basso durante l'orario di cena.

Eppure vi sono segnali di speranza e di vita anche in mezzo a questo caos: io li ho trovati in un'anonima aiuola  spartitraffico di città, in coda ad un semaforo, pochi giorni fa. Ferma col volante tra le mani, il finestrino abbassato e il rumore dei motori in sottofondo, guardavo con la coda dell'occhio l'aiuola spartitraffico a mezzo metro da me. Una macchia di colore in mezzo al grigiore dell'asfalto. Una sinfonia di forme e bellezze naturali frammischiate a rifiuti, mozziconi di sigaretta, lattine accartocciate. Un inno alla biodiversità contrapposto all'anonima somiglianza delle auto incolonnate.

In pochi metri il mio sguardo ha potuto trovare e gustare il primo meraviglioso papavero rosso della stagione (io amo i papaveri!), una volata di tarassaco un po' ancora giallo e un po' già grigio, un tripudio di non-ti-scordar-di-me che sembravano dipinti di cielo. E ancora: ciuffettti di Erba Roberta (è un tipo di geranio), pratoline bianche a non finire, trifoglio bianco e trifoglio rosa. E chissà quanto altro ancora che non conosco e non ho saputo o potuto vedere.

Una visione che rallegrava il cuore e ossigenava la mente, un inno alla gioia.

Ed ecco la seconda Speranza di Primavera: anche nel mezzo della più anonima e triste bruttezza è possibile trovare un'oasi di bellezza e di armonia. Ci vogliono occhi per vedere e un cuore aperto e attento. Ci vuole la speranza di cercare un motivo per gioire; bisogna essere certi che da qualche parte ci sia, che lo si possa trovare. E allora, presto o tardi, lo si incontra.

Ecco: vorrei che questa latitante Primavera portasse a noi genitori questa dolce consapevolezza. Vorrei che potessimo "passarla" ai nostri figli come una speranza concreta, non come un'illusione, una chimera. Ma come un faro da cercare e seguire in mezzo alla tempesta.

Perchè nè il dolore, nè il grigiore, nè la tempesta abbiano l'ultima parola. Mai.



Buona notte a tutti, ecco scritti i miei auguri consapevoli per la Pasqua di recente passata. In ritardo, lo so, ma sono arrivati.

Un  a tutti voi!

Maria Beatrice 


5 febbraio 2013

Ognuno dà quel che ha


Buonasera a tutti voi, amici e lettori di Educazione Consapevole! 

Il post di oggi sobbolle nella mia mente da diversi giorni, forse anche un paio di settimane o giù di lì. E siccome ultimamente ho tempi di gestazione (e soprattutto travaglio!) lunghi, ecco che soltanto stasera vede la luce.

L'argomento mi è stato offerto dal post di una mamma, letto in uno dei gruppi facebook che seguo. Questa mamma raccontava di come le fosse capitato di salire sull'autobus con il bimbo in fascia e narrava le reazioni suscitate negli astanti, riferendosi in particolare ad una coppia di anziane signore palesemente critiche nei suoi riguardi. Più che critiche... incomprensibilmente sdegnate e sprezzanti, con un atteggiamento e con parole al limite dell'aggressività (nonchè del razzismo, considerando che erano state pronunciate frasi del tipo "come le africane" e "come le zingare"...).

Una protervia apparentemente inspiegabile, di certo inappropriata.

E di seguito al post di questa mamma (sdegnata e parecchio arrabbiata), ecco comparire una cascata di commenti a lei solidali, conditi – a volte – da quasi altrettanta aggressività, con espliciti riferimenti all'ignoranza, alla cattiveria, alla stupidità delle anziane passeggere dell'autobus in questione.

Vi dirò che anche io mi sono alterata non poco, leggendo il post di quella mamma, perchè so cosa significa incontrare sguardi e parole tutt'altro che benevole da parte dello sconosciuto di turno che incontri per strada e che si sente autorizzato a giudicare (ad alta voce, ovviamente) il tuo stile di maternage ad alto contatto (perchè "porti", perchè allatti in pubblico... e così via).

Eppure, dopo aver letto tutti quei commenti così accesi e così rabbiosi, ho realizzato che la catena della rabbia non poteva e non doveva essere l'unica risposta a quell'episodio. Con una tendenza tutta professionale e personale, ho operato uno sforzo immaginativo su quelle anziane signore, così malevole.

Le ho immaginate bambine, un "tot" di anni fa, in un'epoca di autoritarismo educativo che poco spazio lasciava alle emozioni e alla tenerezza. Ho pensato alle bambine che quelle due anziane signore portano ancora dentro, come ognuno di noi porta in sè il proprio "bambino interiore". E non ho potuto vedere altro che due bambine arrabbiate, tristi, invidiose di quella dolcezza e di quella tenerezza così evidenti nella mamma portatrice e nel suo figliolo portato.

Ho pensato alle persone incontrate nel tempo che, in vario modo, mi hanno dimostrato apprezzamento e incoraggiamento, o almeno comprensione e appoggio per le mie scelte di accudimento. Ho pensato ai loro sorrisi, ai complimenti, alla nostalgia evidente nelle parole e negli occhi lucidi di certe nonnine. E ho visto in quelle persone "ex bambini" amati, bambini consolati, accuditi, coccolati. E ho visto bambini interiori pacificati e benevoli.

E allora ho postato anche io un commento in quel post, raccontando la mia visione dei fatti. Sapete? Ho ricevuto apprezzamento per la mia versione e un paio di persone, proprio grazie a quel commento, si sono avvicinate alla realtà di Educazione Consapevole, incuriosite dall'opportunità di leggere la propria storia di vita (e non solo quella!) in un'ottica diversa.

Ieri, dopo una bella e lunga chiacchierata con la mia amica neomammatris (quella della fascia lunga del post "Effetto fascia 4 – The Ripple Effect"), nella quale abbiamo parlato anche di questi argomenti, ho deciso di scrivere questo post. Chissà che, come quel semplice commento su facebook di qualche giorno fa, anche queste parole di oggi possano avvicinare qualcuno ad una visione più consapevole e più comprensiva del proprio ed altrui comportamento. Perchè una volta compreso che "ognuno dà quel che ha", si riesce perfino ad addolcire la propria visione del mondo. Quello dentro di noi. E quello fuori.

Aspetto i vostri commenti... nel frattempo: buona notte a tutti!

Maria Beatrice 

9 gennaio 2013

Educazione Consapevole? La trovi su facebook!

Carissimi amici di Educazione Consapevole,


A breve (o almeno questa è l'intenzione!) caricherò sul Canale YouTube di Educazione Consapevole il video della conferenza, così da permetterne la visione a chi lo desidera.

Buona notte a tutti voi!
Maria Beatrice 

28 dicembre 2012

Il termine di paragone

... Di nuovo le ore piccole sul blog... mi sembra di essere diventata una mamma-civetta! 

Il fatto è che la "mia" giornata inizia sul tardi, dopo le 22.30 circa (per poi rischiare di concludersi alle 22.35 quando stramazzo poco elegantemente sul primo piano d'appoggio simil orizzontale che incontro....) e, diciamocelo francamente, la cosa è piuttosto faticosa e pesante.

Tanto che mi capita spesso di pensare a quanto sono stanca, al fatto che a malapena sto dietro alla famiglia, figuriamoci alla casa. Una vita "personale" (intesa come "individuale") è un ricordo: quel-tempo-che-fu nel quale, pensato a sè, si era pensato a tutti.

Inevitabile un po' di scoraggiamento e di stanchezza d'animo, se il termine di paragone è, appunto, quel-tempo-che-fu.

E già: perchè il termine di paragone è tutto. Trasforma in un attimo colori, emozioni, pensieri, desideri, stati d'animo, decisioni. Più veloce di un fulmine, più rapido di una saetta. Più efficace ed efficiente di qualsiasi procedura perfetta.

Prendiamo ad esempio una mammabis stanca e scoraggiata (una a caso, eh!), che insegue nell'affanno le giornate che le sfuggono impertinenti tra le mani e assapora di continuo l'impossibilità di fare qualcosa che sia solo per sè. Prendiamola, questa mammabis, e mettiamola in compagnia di un improvviso dolore all'addome che, invece di passare con l'andare delle ore, permane. Lasciamola in questa compagnia per qualche giorno (Natale e Santo Stefano compresi) e aggiungiamoci una buona dose di facile affaticamento. Coroniamo il tutto con una rapida diagnosi telefonica della Guardia Medica che - molto... ehm... prudentemente - consiglia di volare al Pronto Soccorso per un'ecografia urgente alla colecisti, intervalliamo con le rassicurazioni sensate e argomentate dell'amica medico che dice di stare tranquilli a casa () e ripensarci la mattina successiva e terminiamo con l'impegnativa del medico di base che ci invia con tanto di bollino verde a cercare un'ecografia per sospetti calcoli, appunto, alla colecisti. 

Ed ecco che, nel giro di un paio di giorni, la prospettiva può essere quella del ricovero in ospedale e  di un intervento chirurgico. Così, all'improvviso. Senza avere nemmeno un miserrimo boccettino di latte materno in freezer per non sospendere l'allattamento della figlioletta. Senza poter seguire la convalescenza del figlio più grande - che per far compagnia alla mamma si era messo a dar di stomaco alle 7 del mattino del primo giorno di ferie del papà. 

Di colpo, seduta nella sala d'attesa dell'ospedale, aspettando il mio turno per l'ecografia, mi accorgo che mi sento mancare il fiato al pensiero di non poter proseguire tutte le fatiche che fino al giorno prima mi sembravano ormai di una pesantezza assoluta.

Penso che desidero solo sentirmi dire che posso andare a casa, che posso tornare a dormire poco e male, a fare la doccia quando riesco, a cambiare pannotti e soffiare nasi ad ogni piè sospinto, a farmi pizzicare viso e seno da una piccola allattata di giorno e di notte, ad aspirare il pavimento un'ora si e un'ora no dopo gli innumerevoli spuntini delle mie creature. 

Voglio tornare a casa a fare la mamma perchè, con il termine di paragone giusto, persino ciò che rischiava di nausearmi, diventa ciò di cui mi accorgo di avere profondamente bisogno.

E ora che a casa ci sono davvero (perchè la mia colecisti è analfabeta e non sa fare i calcoli), ora che ho dovuto attendere le 23.35 per vedere scritto questo post, ringrazio Dio per avermi ricordato che il termine di paragone è tutto, quando si tratta di giudicare le cose della vita. Cercherò di non dimenticarmelo troppo presto.

Buona notte a tutti, amici di Educazione Consapevole!

Maria Beatrice 

28 novembre 2012

La Verità vi farà liberi

Buongiorno a tutti,
carissimi amici di Educazione Consapevole. 

E' da settimane che mi frulla in testa questa frase... ed è da altrettante settimane che mi dico "stasera scrivo un post con questo titolo".

Ma poi la vita interviene a modificare ogni santa sera questo buon proposito  e, di giorno in giorno, eccomi arrivata sino qui!

Un post dal titolo impegnativo, non c'è che dire. 

Innanzitutto perché è una citazione, si tratta di una frase attribuita a Cristo nei Vangeli. E poi perché la Verità è qualcosa di estremamente delicato e prezioso, qualcosa da approcciare e trattare con grande Prudenza.

Con il passare degli anni mi sono sempre più convinta che questa frase, "La Verità vi farà liberi", sia profondamente vera. Autentica. Innegabile.

Perchè l'Uomo è fatto per la Verità, la desidera, ne ha bisogno, la ricerca (anche e spesso inconsapevolmente). Non è possibile convivere e vivere nella menzogna e nell'inganno, se non avendo eliminato da sè ogni traccia di Umanità (per carità, è possibile, ne conosco di persone che ormai non provano alcun disagio di fronte alla falsità!).

E quando si crea questa propensione alla Verità? Quando si forma, quando prende vita? Io penso che ciò avvenga contestualmente all'inizio dell'esistenza stessa.

Già nel grembo della madre un bambino necessita di Verità. Gli operatori che si occupano di Psicologia e  Educazione Prenatale (vi invito a visitare il sito dell'Associazione Nazionale di Psicologia e di Educazione Prenatale - ANPEP) incoraggiano le donne gravide a parlare con i loro piccoli soprattutto in quelle situazioni di difficoltà, dolore, paura... che si incontrano nella vita, anche in gravidanza. Il messaggio è sempre quello del parlare con sincerità al proprio bimbo, di spiegare ciò che accade intorno e soprattutto ciò che si prova. Per non lasciare il piccolo in balia del caos, per non abbandonarlo nel corso di un passaggio difficile, che al bimbo "arriva" tramite funicolo e placenta, come messaggio biochimico e non solo. Come messaggio energetico, come messaggio emotivo, come pensiero.

E quando il bimbo nasce, l'esortazione alla Verità può continuare, di fronte ai mille continui passaggi di vita che la diade mamma-bimbo si trova ad affrontare. 

E poi di seguito, quando i piccoli crescono e iniziano ad essere circondati da ciò che forse non possono capire appieno ma che hanno il diritto di essere aiutati a comprendere e ad affrontare; la morte, la paura, la rabbia, l'ingiustizia, il dolore, la cattiveria, la violenza, la povertà.

Sapete cosa mi ha fatto pensare alla stesura di questo post? Il mio primo bimbo, il piccolo uomo, soffertissimo fratello maggiore di una piccola pulcina di ormai quasi otto mesi, la cui nascita ha comportato un rimaneggiamento familiare che, per il mio piccolo uomo, credo sia equivalso ad un frontale con un TIR di quelli a doppio rimorchio o a "Trasporto Eccezionale".

Il piccolo uomo è arrabbiato a morte, di una rabbia che a volte lo sconvolge e lo sconquassa con violenza. E' la verità. Una verità difficile da accettare tanto per me (che sono il principale oggetto di questa rabbia, seconda solo alla sorellina!) quanto per lui. Una verità che molti intorno a noi, purtroppo, tentano di arginare con la peggiore delle armi: la menzogna.

Ed è tutto un coro di "Che bella la tua sorellina! Ma tu sei più bello", "Che brava la tua sorellina! Ma tu sei più bravo", "Sei contento?" e lui, povera anima, che a volte risponde anche "Non tanto". E menomale... E via di seguito. Un tentativo maldestro e assolutamente controproducente che porta ad inasprire la rabbia (perchè il piccolo uomo è piccolo, mica scemo!) e a imparare a convivere con l'inganno.

Sapete, il pericolo è che il piccolo uomo inizi a confondersi su ciò che è giusto e sbagliato, su ciò che è legittimo e su ciò che non lo è. Ha il sacrosanto diritto di essere arrabbiato, geloso, nervoso. Sono le modalità con cui esprime la rabbia che vanno gestite (ma qui ci vorrebbe un altro post!). Ed è finita che un giorno, disperata di fronte all'ennesimo dispetto, me lo sono preso e l'ho portato con me in camera. E gli ho detto "tu sei arrabbiato da morire, la verità è questa e va bene così. Dillo, non aver paura, posso resistere alla tua rabbia.". E abbiamo iniziato un gioco fisico e verbale di conflitto e di espressione che mi ha fatto guardare nel suo Vaso di Pandora (era proprio pieno e temo lo sia ancora).

Anche io sono stata sincera con lui, gli ho detto che mi dispiace e che soffro molto nel vedere la sua enorme fatica. Gli ho detto anche che mi manca il mio piccolo uomo di prima, quello che non era sempre arrabbiato con me.

La mia e la sua verità ci hanno permesso di riavvicinarci, hanno aperto delle finestre nel solido muro che ha erto a sua difesa in questi mesi.

La Verità, almeno per un po', ci ha reso liberi. 
Liberi di ricordare che nonostante tutto e grazie a tutto, io resto sempre la sua mamma e lui il mio amatissimo figlio.

Un abbraccio a tutti,
Maria Beatrice 


1 ottobre 2012

Festival della Cultura Psicologica 2012



Post numero tre (d'altronde, si sa: non c'è due senza tre!)

E' ufficiale: Educazione Consapevole parteciperà al Festival della Cultura Psicologica 2012 con un intervento dal titolo “Educazione Consapevole? La trovi su Facebook!”, titolo volutamente scherzoso che spero incuriosisca e inviti a partecipare il maggior numero di persone possibile.

Parlerò di come l'esercizio di un'Educazione Consapevole possa contribuire in modo significativo a costruire la mente dei nostri bambini e di come le scelte di accudimento, sin dalla gravidanza in poi, giochino un ruolo cruciale nello sviluppo della persona umana.

Il mio intervento avrà luogo Sabato 13 Ottobre, dalle 14.00 alle 15.00; la sede del Festival a Bergamo sarà il nostro URBAN CENTER, in Piazzale degli Alpini.

Mi auguro di poter incontrare e vedere tanti di voi in quella sede; dato che parlerò dell'esperienza di Educazione Consapevole, voi e io che ne facciamo parte dovremmo esserci...

Un caro saluto e, spero, a presto (e de visu)!

Maria Beatrice


8 aprile 2012

Una nuova vita


Buona...sera a tutti! (o forse sarebbe meglio dire "buona notte"?)

Un post di saluto a una settimana esatta dalla seconda svolta nel mio percorso di maternità. Un pensiero notturno da condividere con voi per celebrare il miracolo della vita che ho il privilegio di accogliere ancora una volta.

Mi sento alle soglie di un nuovo cammino; tutto da capire, tutto da scoprire. Da costruire istante dopo istante, sentendo di navigare a vista, lasciandomi guidare dall'istinto e affidandomi al pensiero che io, di questa nuova vita, sono custode e non padrona.
Pur essendo stata il tramite affinchè questa vita arrivasse nel nostro mondo, so bene di non aver nulla da pretendere su di lei. So solo che ho la responsabilità di prendermi cura di questa creaturina al meglio delle mie possibilità, mantenendo allo stesso tempo la massima cura possibile sull'altra vita che mi venne donata quasi cinque anni fa.

Mi sento benedetta, ecco la verità. Nè merito nè fortuna, la mia: una grande, enorme, immensa benedizione.

A presto, amici di Educazione Consapevole.

Buona notte e buoni pensieri.

Maria Beatrice

21 marzo 2012

Un'intervista per pensare

Buongiorno a tutti e buon inizio di Primavera!

Stamattina ho trovato nella mia casella di posta elettronica la mail di un'amica che inoltrava l'intervista che di seguito copio e incollo:

"Classe 1960, nazionalità francese, bionda, occhi azzurri, fasciata in un elegante abito di pizzo bianco Clara Lejeune è amministratore delegato unico e presidente della General Electrice France un’azienda che conta 10mila dipendenti, sposata con Hervè Gaymard, ex ministro dell’economia francese, e  madre nove figli di età compresa tra 4 e 18 anni. «Ma come fa a far tutto?» è una domanda che le rivolgono molto spesso.«A dire il vero me lo chiede spesso proprio mio marito – risponde divertita – ma non credo di avere un trucco da svelare. Semplicemente ad un certo punto ho abbandonato l’idea di dover fare tutto in modo perfetto e ho capito che l’importante è esserci. Amo mio marito e amo i miei ragazzi, cerco di fare quello che posso, non sempre ci riesco, ci sono giornate in cui tutto fila liscio e altre che sono un disastro, in quel caso semplicemente mi scuso, non sono una super mamma e i ragazzi lo capiscono. Sul lavoro ho imparato a delegare, se ho un appuntamento importante in famiglia esco prima. Non c’è riunione d’emergenza che tenga, non c’è invito di manager, politici e imprenditori importanti che mi trattenga, semplicemente esco. Certo mi sono giocata delle opportunità, ma la mia famiglia viene prima e questo non ha penalizzato in maniera determinante la mia carriera».
Clara Gaymard dice tutto questo con la naturalezza di chi vive una dimensione di normalità simile a tante altre e intuisce che per chi ascolta non sia così «Noi donne abbiamo la tendenza a voler far tutto, tutto per noi e tutto per i nostri figli. Io mi sono aiutata con poche semplici regole, una è questa: niente cene fuori. Sono i momenti più belli in cui siamo tutti insieme attorno allo stesso tavolo e non me ne priverei mai. Non accetto inviti fuori, non esistono cene di lavoro. Se decidiamo di vedere degli amici li invitiamo a casa oppure andiamo noi da loro, tutti e undici naturalmente. Anche i ragazzi hanno una regola: possono svolgere un’attività extrascolastica e che sia raggiungibile a piedi da casa, non posso accompagnarli tutti e nove a canto, pallavolo, musica, pattinaggio. Per qualcuno questa può essere una scelta penalizzante, io invece cerco di far scegliere ai miei figli quello che li appassiona davvero: una cosa, oltre la scuola, è sufficiente».
Quindi conciliare carriera e famiglia è possibile?
«Mi dispiace che si parli di conciliare. Noi donne siamo innanzitutto madri, questo non significa che se c’è la possibilità, non dobbiamo lavorare. Per me è importante che ogni donna abbia la possibilità di scegliere, che se desidera stare accanto ai figli lo possa fare, che se torna al lavoro non venga relegata a fare fotocopie, vorrei che ogni madre potesse vivere la gravidanza, ma anche la propria maternità nel modo più sereno possibile. La mia vita è complicata, ma mi chiedo “chi non ha una vita complicata?” anche con due figli è complesso, anche stando a casa a curare i figli ci sono le difficoltà. Ecco io dico che una donna dovrebbe poter scegliere serenamente, perché la serenità nella scelta sarà poi la forza di affrontare le difficoltà. Sento tante madri che si lamentano anche per cose piccole, io mi sforzo e cerco di non farlo. Mi dico “I miei figli hanno diritto ad avere una madre contenta”. Per questo il mio dovere è fare il meglio, il resto lo affido serenamente a Dio».
Nello sguardo sicuro di Clara Gaymard sembrano fondersi la serenità e l’umiltà di suo padre Jérôme Lejeune (1926 -1994),  medico, ricercatore e scopritore della sindrome di Down, Lejeune fu il primo grande oppositore delle pratiche eugenetiche e accanito difensore della dignità della vita. Grande amico di Giovanni Paolo II, fu il primo presidente della Pontificia Accademia per la Vita, e nel 2007 è iniziato il processo per la sua beatificazione.
«Ho avuto la fortuna, o forse sarebbe meglio dire la grazia di essere sua figlia, di vivere con lui. Un medico e un ricercatore, che però riusciva sempre ad ascoltarci. Aveva poco tempo, ma ogni giorno veniva a casa per pranzare insieme e allora era tutto per noi bambini, ci ascoltava e stava con noi. Il pranzo era anche il momento in cui papà raccontava quello che faceva sul lavoro. Ancora ricordo di quando ci descrisse questi bambini, con il viso un po’ cicciottello, dallo sguardo particolare, ci raccontava che nessuno li voleva, e che i genitori si vergognavano e lui diceva “Io voglio aiutare questi bambini, sono bellissimi”. Era felice di fare questo. Io non sono un medico, sono diversa in tante cose da mio padre, ma nel cuore ho la stessa felicità».
«La vita è felicità» è anche il libro scritto da Clara Gaymard nella quale racconta la sua vita e quella di suo padre. Il segreto per la felicità dunque non è riuscire a fare tutto?
«Ci sono cose importanti, e altre urgenti. E molte cose urgenti non sono importanti. Quelle importanti, poi, spesso non possono essere risolte rapidamente, perciò, non vanno fissate come urgenti. La serenità è prenderne atto e fare al meglio quello che si può fare, la felicità è sapere che c’è qualcuno che, per fortuna, che ha progetti diversi e più grandi dei nostri»."

Devo dire che leggendola mi sono poi chiesta se ci siano stati dei "ritocchi" o delle "aggiustatine" qua e là, perchè mi sembra fin troppo coerente e "perfetta". Ma pensandoci un attimo in più ho capito che il messaggio di fondo - che è quello della valorizzazione delle relazioni prima ed al di là del resto, nonchè del rispetto per la vita e del senso che ogni vita dona e può donare alla nostra esistenza - era chiaro e netto anche ipotizzando i già citati "ritocchi" e "aggiustatine".

Possiamo certo dirci che molto probabilmente la signora Lejeune in Gaymard abbia a disposizione risorse e strumenti non comuni, data la posizione socio-economica che le è propria. Possiamo anche dirci che è facile parlare per una donna che ha un marito come il suo. E ancora: possiamo dirci che aver avuto un padre come Jerome Lejeune non è certo esperienza comune. Vero. Tutto vero.

Credo, però, che le cose che possiamo dirci non siano solo queste. Credo che possiamo fermarci ad ascoltare la voce di una mamma (consentitemelo: nove figli sono nove figli, anche per Clara Lejeune!) che parla dei suoi figli con intelligenza e rispetto. Che ammette di aver perso occasioni importanti per non aver anteposto la carriera alla famiglia. Che si è accorta di non poter arrivare dappertutto e ha imparato a fare ciò che la maggior parte di noi donne-mamme non sa fare: accettare di essere imperfette, delegare, tollerare di non tenere tutto sotto il proprio controllo.

E ancora: mi chiedo quanto abbia giocato la presenza di un padre come Jerome Lejeune nella crescita e nella formazione di Clara. Badate bene: non mi faccio incantare dall'immagine del padre medico e scienziato che trova il tempo per tornare a pranzo a casa dalla famiglia. O meglio: cerco di andare oltre questo clichè del padre-impegnato-ma-presente e della madre-in-carriera-ma-i miei-figli-sono-più-importanti. Cerco di cogliere il senso profondo di queste immagini, il senso della presenza, il senso dell'esserci e del far percepire il proprio coinvolgimento sincero. E non solo: mi chiedo quanto sia stato incisivo l'effetto dei messaggi veicolati da questo papà, felice di un lavoro che era molto più di una professione: una passione, una missione, una vocazione.

La felicità è contagiosa tanto quanto la tristezza, tutti lo possiamo verificare con facilità nella vita di ogni giorno. Quando ci sentiamo felici e soddisfatti per qualcosa emaniamo una sorta di energia positiva che irradia e contagia. E quando addirittura viviamo l'esperienza dell'entusiasmo portiamo intorno a noi una dimensione divina, ultraterrena (entusiasmo deriva dal greco "essere in Dio", en-theos). Ed abbiamo la possibilità di elevarci al di sopra di ciò che ci è abitudine e consuetudine.

Ecco, questo è quanto ho guadagnato stamattina leggendo l'intervista di Clara: una sensazione di serena ed entusiasta possibilità evolutiva, un nuovo spunto per pensare alla mia vita di donna, di mamma, di moglie, di professionista.  La sensazione di poter provare ad essere tutte queste cose armonizzandole in un insieme coerente e meravigliosamente imperfetto, ma non per disimpegno o per pigrizia. Per semplice umanità. Anzi, Umanità, in tutti i sensi possibili.

E voi, che ne dite? Sarei felice di ascoltare i vostri pensieri in merito!

Un caro saluto a tutti voi.

Maria Beatrice 

23 dicembre 2011

I due Lupi

Ormai è inderogabile... il 23 Dicembre segnala che è giunto il momento di fare gli Auguri per questo Natale 2011. Pensandoci bene, ho ritenuto utile provvedere ad un "recupero" degli auguri che avevo scelto per il Natale del 2008. Non per pigrizia nè tantomeno per fare prima, ma perchè credo siano gli auguri più adatti a comparire su questo Blog. Sapete perchè? Manco a dirlo... sono auguri che fanno pensare. Auguri adatti a "Educazione Consapevole".

Vi ringrazio moltissimo e di cuore per le visite al Blog, così numerose! E grazie ancor di più per i primi commenti, che offrono l'opportunità di dialogare e confrontarsi.

Spero di ritrovarvi ancora qui tra qualche giorno; io ci sarò.  

Un saluto e un abbraccio a tutti voi!
Maria Beatrice 

(La storia dei due lupi è uno stralcio tratto da un numero della Rivista "In ConTatto", pubblicata dall'AIMI - Associazione Italiana Massaggio Infantile. Se faticate a leggere cliccate sull'immagine e se ne aprirà una versione più grande)

21 novembre 2011

Nutrire la mente. Buoni pensieri per pensare bene

Buongiorno a tutti.
In questo post intendo inserire citazioni, frasi, pensieri e stralci che considero buon cibo per la mente, utile a promuovere considerazioni e rilessioni orientate all'evoluzione e alla crescita personale.

Buona lettura a tutti  :)

1. "La storia non è destino" (S. Fraiberg)
2. "Quando si agisce cresce il coraggio, quando si rimanda cresce la paura" (Publilio Siro)
3. "Nel bel mezzo dell'inverno ho infine scoperto che vi era in me un'invincibile estate" (Albert Camus)
4. "Coloro che danno la vita a qualche creatura non dovranno essere negligenti o indifferenti, ma prestare attentamente cura affinchè l'arrivo alla vita di loro che nascono divenga un momento il più gioioso possibile" (Piatgora)
5. "Chi vuole davvero qualcosa trova una strada. Gli altri una scusa" (proverbio africano affisso alla bacheca di un collega psicologo e mediatore familiare)
6. "Cammina l'uomo quando sa bene dove andare" (S. Francesco d'Assisi)
7. "Ogni cosa che cresce lentamente mette profonde radici" (proverbio africano)

(in costante aggiornamento)