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6 ottobre 2014

Settimana Internazionale del Portare 2014

Nello spazio di circa dieci giorni, ecco due grandi momenti per darsi da fare nell'interesse della salute dei nostri figli e di tutti i bimbi di genitori consapevoli!

Mentre la SAM - Settimana per l'Allattamento Materno di quest'anno volge al termine, eccoci entrati nella Settimana Internazionale del Portare 2014, che quest'hanno ha come tema "Share the Adventure!".



Condividiamo le nostre avventure in fascia? Nei boschi, al mare, in città, sui mezzi pubblici, ovunque e sempre IN FASCIA! Io ci ho fatto anche un paio di convegni e la Festa delle Ludoteche! 




Voglio celebrare questa settimana con qualche immagine di post passati, invitandovi a visitare la pagina dedicata alla fascia tubolare - pouch sling di Educazione Consapevole, il supporto più easy&cheap che possiate desiderare. Provare per credere!

26 agosto 2014

Festa delle Ludoteche 2014 e Flash Mob Allattamento al seno

Progetto Educazione Consapevole partecipa per il secondo anno consecutivo alla Festa delle Ludoteche organizzata dal Comune di Bergamo.




All'interno del pomeriggio sarà possibile trovare informazioni, proposte e servizi professionali su maternità e paternità consapevoli, con particolare riferimento ai quattro pilastri dell'accudimento primario:

- allattamento al seno
- massaggio infantile
- babywearing
- cosleeping (sonno condiviso)

Sarà inoltre organizzato un Flash Mob per l'allattamento al seno alle 17.30.


12 ottobre 2013

Settimana Internazionale del Portare 2013

Santa fascia e santa nanna... 

... ormai sta finendo (quasi) ma sono così in ritardo su tutto in questi giorni che ci tento lo stesso.

Siamo nella Settimana Internazionale del Portare e quest'anno ho scelto di celebrarla proponendo ogni giorno sul mio profilo facebook un'immagine di copertina diversa, che racconti un momento della mia storia di mamma portatrice.

30 agosto 2013

Effetto fascia 6 - Multitasking sling

Buonasera a tutti, amici di Educazione Consapevole!

Terminate le vacanze non potevo esimermi dal condividere con voi la variegata esperienza di mamma portatrice di una toddler di ormai 17 mesi.

E con il termine "variegata" intendo riferirmi a quegli utilizzi alternativi che una fascia portabebè può adempiere, a volte con sorpresa degli astanti (e non solo).

Perchè dovete sapere che ci sono occasioni in cui un pezzo di stoffa a forma di tubo come la pouch sling o a forma di striscia (anzi, strisciona!) come la fascia lunga riescono a risolvere in un attimo piccoli e grandi problemi e disagi.

A me ad esempio quest'estate è capitato di andare in piscina e di non avere un salvagente sicuro per la mia piccola che, ovviamente, non aveva la benchè minima intenzione di stare fuori dall'acqua.

Come fare? In braccio non riuscivo a tenerla, si spenzolava in continuazione da una parte all'altra per toccare l'acqua e mi scivolava a destra e a manca. Detto, fatto: pouch sling, posizione sul fianco e in un attimo eravamo entrambe in acqua. Con tutta l'intelligente prudenza del caso e un occhio al piccolo uomo e ai suoi giochi ben più movimentati, ci siamo godute una pausa rinfrescante e pure una merenda di latte di mamma alla spina in ammollo!



E poi un giorno siamo stati al parco in montagna e la piccola si è addormentata sull'altalena (ebbene sì!). Trasferita sul passeggino ultraleggero - quello che non si reclina - bisognava trovare una posizione almeno almeno decente per consentirle un riposino degno di questo nome. Individuata una panca il gioco è fatto: si inclina il passeggino fino a che i manici poggiano sulla panca, si bloccano le ruote e si usa la fascia lunga per assicurare il tutto, in barba a possibili cadute, slittamenti e compagnia bella.



E infine, sempre per rimanere in tema... Come trasformare l'altalena della propria infanzia in una possibilità di gioco per una piccola peste abituata al "cestello" delle altalene da parco (quelle dei piccoli, avete presente?). Semplice (o quasi, in effetti ci sono voluti diversi tentativi e la poca pazienza di tre persone: una mamma, un nonno, una tremenda pulcina): con un'alzatina da sedia a far da seggiolino e una fascia lunga girata e rigirata più volte ed infine annodata.



Ancora mi chiedo come abbia fatto a vivere prima di conoscere il portare... Mistero!

E voi? Avete sperimentato qualcosa del genere con i vostri piccoli? Sarei curiosa (e felice) di ascoltare il vostro racconto!

Chiudo il post con qualche immagine vacanziera più canonica. Rientriamo nei ranghi, vah!





Un saluto a tutti e a presto!

Maribea  

27 aprile 2013

Effetto fascia 5 - Mai più senza!


Carissimi amici di Educazione Consapevole,
eccomi qui per condividere con voi l'esperienza di ieri pomeriggio, un 25 Aprile primaverile e bucolico.


Famiglia che decide di andare a fare una passeggiata nel bosco, per vedere se in una certa pozza di nostra conscenza si vedono tritoni e salamandre (qui siamo tutti aspiranti naturalisti, abbiate pazienza).

Il primo pensiero  è rivolto alla scelta del supporto per portare la piccola di un anno: fascia corta, fascia lunga, passeggino? (Ebbene sì, a lei piacciono tutte queste varianti!). Il passeggino è subito scartato per evidenti motivi di impraticabilità, però vorremmo tutti che fosse papà a portare la piccola, oggi pomeriggio. 
E papà non ha mai fatto amicizia con la fascia lunga (sigh)... Mentre la pouch (fascia corta tubolare) è su misura per me e quindi non posso prestargliela.

Unica soluzione: riesumare dal garage lo zainetto portabebè usato tre volte in sei anni, ancora praticamente nuovo, con tanto di etichetta attaccata alla zip.

Ci sono cose che si dimenticano (tipo i dolori del parto) perchè se te le ricordassi non ti azzarderesti mai a ripetere l'esperienza... Ecco, lo zainetto portabebè è una di queste. 


Non appena tolto dal suo involucro lo guardo e penso "ma caspita, non me lo ricordavo così bello!". Lo sollevo e penso "mh... non me lo ricordavo così grosso" e un istante dopo "oh mamma, non me lo ricordavo così pesante...". Ma ormai i patti sono decisi e non posso tirarmi indietro: dobbiamo provare. Anzi, per mostrare fiducia decido di fare una cosa che mai e dico mai più farò di nuovo: lascio a casa entrambe le fasce. 


Partiamo tutti baldanzosi, ma già infilare la piccola nello zainetto non è facilissimo: si impiglia un braccino, scivola un piede. Mi accorgo subito che la posizione non è del tutto fisiologica, perchè è seduta ma le gambine non sono in posizione corretta, tendono a ciondolare un po', non hanno appoggio. Eppure la piccola tremenda sembra contenta, ride e saluta il mondo dalle spalle di papà e mi dico che sono la solita precisina e decido di soprassedere.

All'inizio tutto bene, ma dopo una ventina di minuti la piccola inizia a sfregarsi gli occhietti e a chiamare "mamma". Accidenti, vuole me (ma dai?!). 


E allora... cambio! Passaggio di zaino e hop, sulle spalle della mamma! Che, per inciso, appena si infila il catafalco sulla schiena si sovviene in un nanosecondo di tutti i difetti del medesimo e dei motivi che l'avevano relegato in garage anni fa. Enorme schienale, alto e non regolabile. Bambina ciondolante e sbacioccata in ogni verso (NSOE, manco fosse una bussola!). Mi ritrovo a pensare che sono fondamentalmente un'idiota, rivedo la sacca delle fasce tristemente abbandonata sulla poltrona del salotto e mentre mi beo della pessima scelta fatta, saltello per tentare un cullamento alla creatura (che, almeno ha smesso di chiamare mamma, posto che la tengo per le manine!) schivando radici, sassi e quintalate di scivolosa fanghiglia fangosa. 

Comunque arriviamo alla pozza, tiro fuori la piccola dallo zainetto e ci sediamo sul prato. La allatto, si sgranocchia un cracker di riso, gioca un po' con lo zainetto del fratello. Ma è evidentemente stanca e non ne vuole sapere di addormentarsi dentro quel trabiccolo dal quale è appena uscita.

L'unica soluzione è tenerla in braccio fino a casa, il che significherà farsi qualche kilometro con dieci chili di creatura a forza di braccia.

E allora, con l'istinto da McGiver che da sempre mi contraddistingue, mi invento un ausilio per scaricare un po' di peso, infilando lo zainetto del piccolo uomo (debitamente svuotato, s'intende) sulle spalle e fronte strada, facendomi legare gli spallacci sulla schiena con la felpa per evitare che mi scivolino giù dalle spalle (cosa che stanno già facendo, ovviamente!). E con la piccola pancia a pancia, più o meno seduta nello zainetto, sederino in basso e ginocchia in alto, una mano sotto e una mano sulla schiena, si va... 

Papà si offre ripetutamente di prendere la piccola, ma so che ormai i giochi sono fatti... Una fatica tremenda, povera la mia schiena!

Non so dirvi quanto ci è voluto per arrivare a casa, ma vi assicuro che ad ogni passo mi sono ripetuta che mai e poi mai uscirò di casa senza fascia d'ora in poi.

Errare è umano; perseverare è... per qualcun'altro! 

Buona giornata a tutti voi!
Maria Beatrice 


PS: almeno la gita alla pozza è stata proficua: salamandre e tritoni a gogo!


27 febbraio 2013

Hip hip... UPPA(')!

Buonasera a tutti, carissimi amici! 

Scrivo questo post veloce veloce, quasi di corsa: troppe cose da fare e troppo poco tempo per farle tutte...

Però non potevo lasciare scivolare via silente l'occasione di condividere con voi due letture molto belle che ho avuto modo di fare oggi con il numero di gennaio di UPPA (Un Pediatra Per Amico), rivista che nel complesso apprezzo molto (anche se non sono sempre d'accordo su tutto).

Il primo articolo si trova nella rubrica "Questioni di latte" e si intitola "..., ma di latte saziami"; meraviglioso e breve, questo scritto di Sergio Conti Nibali sull'allattamento a richiesta, in cui afferma che l'essere umano è un mammifero prossimale, strutturalmente fatto per la vicinanza e l'accudimento - appunto - prossimale (cuore-a-cuore, ad alto contatto... chiamatelo come volete: si tratta sempre della stessa cosa!). Ne abbiamo già parlato in diverse occasioni (ad esempio nei quattro post della mini-saga di "Effetto fascia" e nella conferenza da me tenuta in occasione del Festival della Cultura Psicologica 2012) ma è davvero bello leggere un pediatra che afferma "(...) Il pianto del bambino è sempre l'espressione di una richiesta non accolta da parte dell'adulto; a volte la richiesta non è stata compresa, altre volte viene disattesa per scelta, magari perchè non si vuol "viziare" il bambino. A questo proposito è utile ricordare come sia importante per il benessere psichico del bambino essere accudito da genitori che accolgono i suoi bisogni, che mostrano di comprenderli e che si adoperano per dare risposte pertinenti" (pag. 14, UPPA, Anno XIII n. 1/2013). Last but not least, mi ha fatto un enorme piacere vedere in questa pagina anche una vignetta tratta da  "Allattare è facile" della cara Giorgia (Cozza).


Il secondo contributo è lo "Speciale: perchè piangono i bambini" (pagg. 20-31, UPPA, ibidem) di Costantino Panza: ancora immagini di primati accudenti e di cuccioli in fascia. La storia del genere umano e del motivo per cui il pianto esiste, va decisamente ascoltato e "affrontato" di petto. Morbido, però. Un petto materno - allattante o meno - con un cuore dentro. E una fascia intorno. 

Ecco: il post "veloce veloce" ha richiesto un'ora per essere scritto... dato che una cucciola d'uomo di nemmeno 11 mesi mi ha ricordato un paio di volte che anche io, la sua mamma, sono un mammifero prossimale. E anche lei, decisamente, lo è. 

Buona notte a tutti!

Maria Beatrice 

7 gennaio 2013

Effetto fascia 4 - The Ripple Effect



Che ci crediate o meno... mi sono DOVUTA alzare dal letto perchè non riuscivo in alcun modo ad addormentarmi con il ronzio di questo post nella testa. Decisamente sto dando segni di bloggite iperacuta e non mi pronuncio sugli sviluppi del quadro clinico. 

Comunque, eccomi ormai di fronte al cursore che lampeggia e sembra chiedere ad ogni istante di far funzionare cervello, cuore e mani.

Bene: la storia di questo post affonda le proprie radici nel post Effetto fascia 2 - La storia continua ; è da lì che ha iniziato a crearsi la prima lenta onda circolare attorno alla mia esperienza di mamma portatrice. E dopo quella prima scoperta, ho iniziato a guardare con occhi diversi la curiosità delle persone che incontravo e che mi chiedevano della fascia o che semplicemente sorridevano e commentavano qualcosa. Ho capito che potevo essere come la prima tessera di un imprevedibile ed incontrollabile domino, un effetto a cascata che poteva diffondere la curiosità e l'esperienza del portare.

Negli ultimi tempi mi sono capitate diverse situazioni (tutte piacevoli, felice io!) legate al mio "portare" e, messe tutte insieme, mi sembra quasi dipingano un quadro in prospettiva, con un punto di fuga lontano eppure vicino. Una sorta di trompe l'oeil  delle intenzioni, sull'onda dell'educazione consapevole.

Tanto per cominciare ho incrociato il post di un'amica su un gruppo fb di mamme portatrici che frequento da qualche mese: era in difficoltà con la sua ring sling e chiedeva consigli. Le ho scritto che, se voleva, potevo farle provare la mia pouch autoprodotta (anche se si tratta di un supporto su misura, si poteva almeno provare). Detto, fatto: uno scambio equo tra una pouch-in-prova e un pannolino-lavabile-pocket-in-prova e di colpo ecco due mamme contente|!

Poi, pur godendo l'utilizzo della amata fascia lunga che tanti mesi di babycarrying ci ha regalato, avevo necessità di un supporto agile e temporaneo e allora ho preso una pashmina e l'ho trasformata in una pouch sling piuttosto improvvisata. Una meraviglia! Ho voluto condividere la scoperta con le mamme del gruppo fb che sopra indicavo e ho ricevuto una valanga di "mi piace", oltre a complimenti per la posizione della bimba, a domande tecniche sulla legatura e addirittura a racconti di altre mamme che avevano provato con successo e soddisfazione a fare la stessa mia prova con le loro pashmine. Non l'avrei mai detto, eppure la fortuna di quel tentativo aveva prodotto ottimi risultati!

E ancora: una amica neomammatris, che già aveva portato i primi due bimbi, mi chiede di aiutarla a ricordare come legare la fascia lunga. "Guarda che (purtroppo... sic!) non sono una consulente del portare, anche io ho frequentato un corso per portare davanti e sul fianco" le dico. "Ma fa niente, dai, vieni a trovarmi che mi aiuti!". Va bene, ci provo. E anche lì, in un attimo, fianco a fianco, ognuna con la propria fascia tra le mani, eccomi a fare impropriamente ma entusiasticamente la tutor alla rinnovata mamma portatrice, insegnandole la legatura "triplo sostegno" che quest'estate aveva regalato tante ore di coccole e fantastiche nanne alla mia piccola. (OT: oh mamma, che nostalgia...). Risultato: io entusiasta e molto calata nel ruolo, neomammatris entusiasta e programma entusiastico di prossime uscite fasciate. Aggiungendo come ciliegina sulla torta che preparerò una borsetta porta-fascia per la mia amica, così mi sentirò di aver "completato" il mio compito. 

Ma non è mica finita: ho in cantiere tre nuove pouch da cucire. Una nuova per me (voglio provare con due pashmine, una pouch di certo più cedevole di quella cucita con il gabardine di cotone ma anche più calda e morbida), una per la mia amica che si sta ancora godendo la mia pouch-in-prestito e una per un'altra amica che aspetta il suo secondo bimbo.

Ultimo cerchio di questo variegato "Ripple Effect": la fascia mi rende anche riconoscibile! Me lo ha raccontato stamattina la mamma che mi ha prestato il pannolino lavabile in prova (ne sono entusiasta, tra l'altro!). Una signora del paese dove abito le ha riconosciuto addosso la mia pouch (è un po' vistosa, in effetti!) e gliel'ha detto. 

Insomma, come recita una bella immagine trovata in fb qualche tempo fa: "Semplici scelte creano cerchi di cambiamento". Come mi sento felice, questa notte, di essere un sasso gettato nell'acqua. Andrò anche a fondo, ma prima di arrivarci avrò smosso acque e vite tutto intorno.

Buona notte a tutti voi!
Maria Beatrice 

9 ottobre 2012

Effetto fascia 3 – Io appartengo, io sono

Buonasera a tutti, amici di Educazione Consapevole!

Sono reduce da un'esperienza molto bella e molto intensa che ha avuto luogo ieri, preparata da lungo tempo, rimandata, pensata mille volte, sognata quasi altrettante e, infine, realizzata.

Per la terza volta in pochi anni sono stata alla ASL di Milano 1 per erogare una giornata di formazione agli operatori dei Consultori. Le prime due volte si era trattato di formazione sul difficile tema della depressione postnatale; due esperienze positive, professionalmente e umanamente significative e ben riuscite.

L'argomento di ieri era la promozione dell'attaccamento pre e postnatale. In pratica, mi si chiedeva di parlare dell'argomento più affascinante, prezioso e interessante che esista: la relazione di attaccamento tra un bambino e i suoi genitori.

Un'occasione importante, da cogliere al volo, per proseguire l'opera di divulgazione dell'importanza dell'accudimento ad alto contatto cui ormai mi sono votata.

E, facendo di necessità virtù, la sottoscritta si è portata marito e figlioletta di pochi mesi appresso (lasciando il piccolo uomo a casa della nonna).

Non nascondo che sia stata una giornata emotivamente pesante: non è facile mantenere la la mente lucida e “sul pezzo” per tante ore, sapendo che al di là del muro ci sono marito e figlioletta alle prese con un (lungo) tete a tete “forzato”. Aggiungete che la piccola è allattata al seno ancora quasi esclusivamente – tranne qualche assaggio di autosvezzamento – e che, giustamente, ha creato un attaccamento decisamente forte con la mamma (ovvio!). Last but not least, la creatura non gradisce il biberon, ragion per cui ogni due ore circa si rendeva necessario un pit-stop di latte materno.

Com'è andata?

A parte la notte insonne, la sveglia antelucana e il traffico del lunedì mattina sulla A4, una volta arrivati è stata una gioia vedere come il papà se la sia cavata benissimo e la piccola anche (modificando ad hoc e in autonomia pasti, nanne, risvegli ecc.).

La ciliegina sulla torta è stata concludere la giornata di formazione parlando di babywearing (e delle relative evidenze in merito alla correlazione tra questa pratica ad alto contatto e attaccamento) insieme alla mia piccola nella fascia lunga e con papà seduto in fondo all'aula.

Di tutto mi si potrà criticare, ma di certo non di incoerenza del tipo “predicare bene e razzolare male”. Ciò che dico e predico, faccio io per prima.

Al termine della giornata, una delle ostetriche presenti mi ha fatto dono di una poesia da lei usata durante i corsi di accompagnamento alla nascita per le coppie in attesa di un figlio. La poesia – quanto mai a tema - si intitola “Nascita e legame”.

E' lunga e non vorrei violare qualche diritto pubblicandola qui senza saper citare una fonte in modo corretto; però le ultime parole di questa poesia mi hanno dato spunto per questo post:

Io appartengo
Io sono”

Se ripenso alle manine della mia piccola strette intorno alla fascia ieri pomeriggio, non posso che essere d'accordo.

Io appartengo. Io sono.

Un abbraccio a tutti voi!

Maria Beatrice

1 ottobre 2012

Settimana Internazionale del Portare 2012



Secondo post della giornata (devo recuperare molto, ho trascurato il blog per troppo tempo!).

Periodo fecondo per chi sceglie l'accudimento ad alto contatto! Oltre a trovarci nella SAM 2012 (Settimana mondiale dell'Allattamento al Seno) sta per iniziare anche la Settimana Internazionale del Portare. Ho già parlato di fasce e supporti per il portare nei post “Effetto Fascia” 1 e 2 (una mini-saga, non c'è che dire!) e nella recensione di “Portare i Piccoli”, battesimo della sezione “Il libro sul comodino – Sharing Reading”.

Ciò che vorrei portare alla vostra attenzione oggi è il fatto che una pratica ad alto contatto come quella del portare racchiuda in sé molteplici valenze, effetti, benefici.
Chi porta se ne accorge da solo... ma per chi non ha (ancora?) potuto provare la gioia di portare addosso la propria creatura forse non è scontato scoprire che il portare promuova l'attaccamento, ad esempio. O che faciliti l'allattamento al seno, la comprensione dei segnali del bambino riguardo a fame, dolori di varia entità e origine, ritmi del sonno...

Frequentando alcuni gruppi in facebook ho letto un commento che mi ha lasciato molta tristezza in cuore: una mamma diceva “Portare? Eh no! Passi allattare, ma fare anche da mezzo di trasporto no!”. E perchè, mamma, dici così? Quando avevi il tuo figliolo nel ventre non lo portavi, forse? Non eri per lui tutto, anche “mezzo di trasporto”?

E ora che è nato e un po' cresciuto, anche se magari sa già camminare da solo, perchè non vale più questa felice vicinanza di corpi e di cuori? Tu non sei più tu? Lui non è più lui?

Anche io ho iniziato ad usare un po' di passeggino fronte mamma, ma portare la mia piccola in fascia è ancora un'esperienza intensa e gioiosa, per entrambe.

Dov'è finita la gioia degli inizi, mamma? Sono sicura che non è persa, magari si è nascosta, come il latte che non scompare, anche se a volte sembra così.

Che dite, lettori di Educazione Consapevole?
Vi abbraccio e vi saluto, a prestissimo!

Maria Beatrice