Il vaso di Pandora

Ben ritrovati amici di Educazione Consapevole!

Innanzitutto mi scuso per la latitanza... in effetti sono talmente incastrata nel vorticoso mondo della vita quotidiana da faticare a realizzare tutto ciò che vorrei e/o dovrei...

Sono però molto felice, perchè mentre il blog sonnecchia un pochino, il gruppo facebook di Educazione Consapevole sta crescendo a vista d'occhio (siamo ormai 173 membri!) e il dialogo è continuo e fruttuoso.

Questo nuovo post ha bisogno di un passo indietro: dobbiamo ritornare al primo post del blog, IL post, quello da cui tutto ha preso origine. La storia che sentivo di voler raccontare: "La morte della compassione".

Nella storia di Andrea e dei suoi compagni di (s)ventura c'è una nuova puntata...

Pochi giorni fa, arrivati nel solito paesino di montagna sperduto nel nulla, troviamo Andrea con un viso serio, un po' triste, così diverso da quello ridanciano e un po' sfacciato che ha di solito.

La prima cosa che mi dice è "è morta la zia". Il primo pensiero è stato "Oh mamma!" (pensavo alla zia diretta, ma mi sbagliavo).
Gli ho risposto che mi dispiaceva tanto, gli ho detto "io non conoscevo la tua zia Andrea" e lui "sì, era quella che andava su e giù dalla casa, quella che mi veniva a trovare...".
Realizzo grazie a questa scarna e personalissima descrizione che la "zia" in questione era la sorella della nonna di Andrea. Faccio notare che nella mente di questo bambino la caratteristica saliente della zia, ciò che la zia era per lui, è "quella che mi veniva a trovare". Una figura di relazione, dunque. Di vicinanza. Di affetto.

Gli rimando che ho capito, adesso. So chi era la sua "zia". per questo sono ancora più dispiaciuta.

E accompagno queste parole con un "mi dispiace tanto Andrea, davvero!", una carezza sulla testa e un tentativo di strizzata sulle spalle, a metà tra un abbraccio e un buffetto.

Toccando Andrea non immaginavo di mettere la mano sul suo Vaso di Pandora. Ma l'ho capito immediatamente, perchè Andrea mi ha preso il braccio tra le mani e ha cominciato a stringere e a torcere, con una rabbia terribile. Mi ha guardato negli occhi con un'espressione strana. Non mi stava facendo un dispetto, non mi stava sfidando, come già accaduto altre volte prima.

No. Stavo assistendo all'effetto che fa l'aprire uno spiraglio nella corazza di un bambino cresciuto come un piccolo "grande", senza la vicinanza di qualcuno che si prenda cura del suo animo di bambino, della sua vulnerabilità, delle sue emozioni.

Dentro quegli occhi ho visto lampi e tuoni, burrasca di mare in tempesta. Ho sentito l'affanno di qualcosa che lotta per sopravvivere ma che lo fa sotto strati e strati di cemento armato. Qualcosa che è così nascosto dentro il cuore da scordarsi di esistere.

Finchè arriva qualcuno che con "tocco e parola, la chiave per arrivare al cuore di ogni bambino" (come dice Elena Balsamo nel suo "Sono qui con te") apre per un istante il Vaso di Pandora e ne intravede il contenuto.

Io non intendevo di certo aprire questo vaso. Ho provveduto immediatamente a chiuderlo dicendo ad Andrea che non volevo fargli un dispetto nè dargli fastidio. Volevo fargli una coccola.

Dopo queste parole Andrea mi ha guardato in silenzio, mi ha mollato il braccio ed è scappato, salvo tornare come se niente fosse accaduto pochi minuti più tardi.

Il Vaso era di nuovo chiuso, ermeticamente.

Non lasciamo i nostri bambini da soli ad affrontare le loro paure, le loro tristezze, i loro dolori, affinchè questi vissuti non si trasformino nei mostri del Vaso di Pandora.

Buona notte amici di Educazione Consapevole, vi aspetto con i vostri commenti!

Maria Beatrice