Farmaci psicoattivi, gravidanza e allattamento

Buongiorno a tutti! 
Eccomi di ritorno con un post dedicato ad un argomento delicato e importante.

Nei giorni scorsi ho scovato una recente notizia relativa all'assunzione di farmaci psicoattivi in gravidanza. Si tratta di un articolo da poco pubblicato sul British Medical Journal, relativo al rischio di ipertensione polmonare per i neonati esposti all'assunzione di antidepressivi da parte della mamma durante la gravidanza.

Questo articolo mi fornisce lo spunto e l'occasione per affrontare l'argomento “farmaci in gravidanza”, già in parte accennato nel post su ASM Onlus.

Quando si scopre di aspettare un bambino e si stanno assumendo farmaci psicoattivi di qualsiasi natura – ansiolitici, antidepressivi ecc. - è importantissimo evitare il “fai-da-te”, primo pensiero ed inevitabile tentazione. Tutti sappiamo che l'assunzione di farmaci durante la gravidanza è da evitare il più possibile ma il rischio è di considerare questa indicazione come un comando cui dare immediata risposta.

Quel che succede nella pratica è che, all'improvviso e senza controllo né superivisone medica, la mamma neo-incinta sospenda l'assunzione di questi farmaci, ovviamente nell'interesse del proprio bambino e credendo di fare la cosa migliore.

In realtà, i farmaci psicoattivi non possono e non devono essere sospesi autonomamente da chi li assume, specialmente in modo improvviso.

La prima cosa da fare se si aspetta un bimbo e si è in terapia con questi farmaci è contattare lo specialista che ce li ha prescritti. Il calcolo del rapporto rischi-benefici derivante dalla prosecuzione dell'assunzione di un certo farmaco in gravidanza è compito dello specialista: non della mamma, del medico di base, dell'amica ostetrica o di chiunque altro. Si può anche ricorrere alla consulenza immediata dei vari numeri rossi a disposizione delle donne: il FiloRosso ASM e quelli segnalati da Saperidoc.

Io che sono per la demedicalizzazione della gravidanza (e ormai si sa!) sono così decisa nel darvi queste indicazioni perché negli anni in cui mi occupavo di depressione postnatale avevo incontrato due mamme, con due situazioni diverse ma entrambe molto delicate, che avevano provveduto di loro iniziativa a sospendere i farmaci psicoattivi durante la gravidanza. E in entrambi i casi era stata una pessima idea.

La prima mamma era venuta a colloquio ormai al terzo mese di gravidanza, accompagnata dalla madre, dopo aver sospeso da pochi giorni il Prozac, il che l'aveva resa psicologicamente più instabile e vulnerabile di prima; la seconda arrivava da me accompagnata da un marito inaccettabile (adesso vi spiego...) e da un bambino di circa un anno. Mi son permessa di definire il marito di questa seconda mamma “inaccettabile” perché si opponeva al fatto che la moglie assumesse psicofarmaci, dato che era incinta del secondo figlio e i farmaci le avevano impedito di allattare il primo. Avevo di fronte una giovane donna, fragile e pressoché succube di questo assurdo marito che l'aveva spinta a due gravidanze ravvicinate nelle seguenti condizioni:
  1. Storia psichiatrica pregressa clinicamente più che significativa. La signora aveva sofferto di episodi psicotici sin dall'adolescenza e sulla sua cartella psichiatrica – alta un centimetro – erano registrati ricoveri coatti, terapie di vario genere e, per ultimo, una bella depressione postnatale dopo la nascita del primo figlio, farmacologicamente trattata (ecco perchè non aveva potuto allattarlo).
  2. Conseguente sospensione “autodeterminata” dei farmaci assunti per tenere sotto controllo il tutto, non appena scoperta la nuova gravidanza.
Me lo ricordo ancora, quest'uomo che mi guarda e con aria convinta sostiene che sua moglie non ha niente e che quando ha le sue “crisi” basta sapere come prenderla e le cose si sistemano...

Due donne con storie diverse ma entrambe in grande difficoltà, in realtà molto sole anche se accompagnate, perché tenute lontano dall'unica scelta responsabile in situazioni come queste: affidarsi alla figura specialistica del caso e seguirne le indicazioni.

Per quanto riguarda l'allattamento al seno devo purtroppo fare una considerazione aggiuntiva: mi è capitato più di una volta di parlare con neomamme in terapia farmacologica nel post parto, alle quali era stato proibito di allattare al seno. Ora: è ovvio che i farmaci psicoattivi possono benissimo non essere compatibili con l'allattamento al seno, ma è anche vero che a volte le neomamme si sentono dire che non è MAI possibile allattare al seno, qualsiasi sia lo psicofarmaco assunto. E questo non è vero! Potete trovare informazioni in merito su Saperidoc e anche ne “Un dono per tutta la vita” di Carlos Gonzales.

A volte i farmaci possono essere cambiati, i dosaggi ridotti e scalati e con il tempo magari anche sospesi. Ma, stabilito che non possiamo deciderlo noi, resta valido l'assunto secondo il quale essere informati permette di dialogare in modo proattivo e valido con il medico che ci ha in cura, che resta sempre la cosa migliore.

È possibile agire con coscienza e prudenza, senza farsi prendere dal panico o dai sensi di colpa, che non hanno mai aiutato nessuno né a stare meglio né a prendere decisioni responsabili e ponderate, anzi. La salute è un cosa complessa e delicata e come tale va trattata.

Vi invito a visitare i link che ho inserito, possono essere tutti utili a voi o ad altre mamme che conoscete!

Buona prosecuzione a tutti,
Maria Beatrice