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31 marzo 2012

Sono in scadenza!

Buongiorno a tutti, carissimi lettori di Educazione Consapevole!

Questo è un post di servizio... per annunciare che la mia gravidanza sta per volgere al termine: sono

Per cui credo che nei prossimi giorni sarò, come dire, impegnata su altri fronti.

Ho incontrato qualcuno di voi proprio ieri alla Prima Nazionale di "Me lo leggi?" di Giorgia Cozza e mi è stato chiesto di tenervi aggiornati: farò del mio meglio! 

Nel frattempo vi segnalo che Giulia Mandrino di Mamma Pret a Porter ha pubblicato un mio articolo nel suo sito: il tema è "Bambini e televisione".

Buona lettura e... a presto!

Maria Beatrice 

29 marzo 2012

Crescere un figlio costa € 300.000,00 - La mia opinione

Buongiorno a tutti voi! 

Stamattina ho ricevuto una mail da un'ostetrica di mia conoscenza che mi segnalava un articolo comparso su L'Eco di Bergamo.it dal titolo "Mantenere un figlio costa 300mila euro. Tu cosa ne pensi? Scrivicelo in redazione".

Un invito a nozze per Educazione Consapevole! Detto fatto: ho letto l'articolo e ho inviato alla Redazione il commento che vi posto di seguito: vediamo cosa succederà...

"Spettabile Redazione,
ho letto l'articolo da Voi pubblicato circa la stima di costo effettuata dalla rivista "Amica" in merito alla crescita di un figlio, dalla nascita all'università.

E' purtroppo innegabile come oggi il costo della vita sia eccessivo, specialmente in riferimento a ciò che è necessario e non voluttuario; per cui nulla da dire rispetto al calo del potere di acquisto delle famiglie italiane - che è drammatico - e alla relativa riduzione delle possibilità di spesa.

Credo anche, però, che molto si debba pensare e riflettere in merito a ciò che abbiamo purtroppo imparato a considerare "necessario" - e che necessario in realtà non è.

Sono mamma di un bambino di quasi cinque anni e tra pochi giorni nascerà la nostra seconda figlia, per cui credo di poter parlare con cognizione di causa in merito a ciò che significa fare delle scelte quotidiane e continue per far quadrare il bilancio familiare e non solo.

Qualsiasi coppia che si trova di fronte alla nascita di un figlio può scegliere sin da subito di abbattere in modo drastico i costi relativi agli acquisti, agendo non solo in modo più consapevole ma anche più responsabile e più sostenibile per sè e per il Pianeta. Ritengo di non esagerare se affermo che il 90% di ciò che si acquista perchè "indispensabile" non lo sia, in realtà. Le soluzioni per una genitorialità a basso costo e a basso impatto esistono e le iniziative per far ricircolare i beni più costosi per ogni neofamiglia si stanno fortunamtamente moltiplicando sul territorio bergamasco.
Si pensi alle iniziative del "Mercatino delle neomamme" create da Fiammettta Macchi - Blogger di Spazio Neomamma - e ai numerosi incontri di sensibilizzazione ad opera di associazioni e simili relativi al consumo consapevole (domani, ad esempio, a Seriate ci sarà Giorgia Cozza, autrice di "Bebè a costo zero" - Leone Verde Edizioni, per presentare il suo nuovo libro).

Mi si può dire che poi i figli crescono e che - come sottolineato nell'articolo - le spese più grosse sono quelle relative all'istruzione. Io non ho mai fatto un viaggio studio all'estero nè ho frequentato particolari corsi (e ho comunque potuto frequentare ottime scuole grazie a borse di studio), eppure la mia professionalità si è comunque potuta costruire degnamente nel tempo, grazie all'impegno e alla fatica, parola così poco gradita oggigiorno...

La vera ricchezza di cui un figlio ha bisogno, negli anni '50, '60, oggi, domani, ieri e da sempre è a costo zero e si tratta della relazione amorevole con i propri genitori. Qualsiasi bambino può esprimere al massimo le proprie potenzialità se nasce e cresce in un contesto che invece di bombardarlo di stimoli sa rispondere ai suoi bisogni che sono pochi, basilari e semplici: cura, protezione, contatto, ascolto, comunicazione.
I nostri figli non hanno bisogno di cellulari di ultima generazione, notebook sempre più costosi, scuole iperprestigiose; siamo noi a creare bisogni inesistenti e a non riconoscere più quelli veri.

Conosco adulti che hanno avuto tutto ciò che si poteva desiderare fin da piccoli: l'ultimo modello di qualsiasi cosa, possibilità di viaggiare, di studiare... eppure non sono nè felici nè realizzati. Conosco anche altri adulti, quelli che sono stati bambini "normali" eppure davvero privilegiati, perchè amati e cresciuti in famiglie in cui alla vita veniva attribuito un senso più profondo e più vero, al di là di ciò che si poteva acquistare: questi bambini sono diventati adulti molto più felici e realizzati.

Consentitemi un ultimo pensiero: nell'articolo da Voi pubblicato si legge che "Si cerca poi di educare i ragazzi al senso di responsabilità e a uno stile di vita meno consumistico, anche se «non è facile»".
Vero: ma nessuno ha mai detto che essere genitori sia facile, anzi. I nostri figli guardano a noi per capire il mondo e per farsi un'idea di "modello" da imitare: abbiamo una grande responsabilità ma anche una grande possibilità, che è quella di aiutare nuove persone - cittadini e genitori di domani - a crescere riuscendo a distinguere ciò che è davvero necessario da ciò che non lo è. A mio parere si tratta della sfida più importante e più emozionante che si possa affrontare nella vita. E vale la pena di farlo!

Grazie per l'opportunità da Voi offerta di commentare l'articolo e condividere questi pensieri.

Maria Beatrice Nava

www.educazione-consapevole.blogspot.com"

E voi, cosa ne pensate?
Aspetto i vostri commenti!

Maria Beatrice 

8 febbraio 2012

Piccoli tesori – nuovi consumatori


Buongiorno a tutti! 


Oggi colgo l'occasione di una cosa che mi è accaduta realmente qualche giorno fa per condividere con voi alcune considerazioni in merito alle valigette “omaggio” che sono spesso offerte alle mamme in dolce attesa durante i corsi preparto, nei centri commerciali ecc.

Qualche mattina fa ho ricevuto una di queste valigette da un amico di vecchia data che l'aveva presa apposta per me in un centro commerciale. Per me è stato come ritornare di colpo indietro di 5 anni, quando in attesa del mio primo bimbo ne avevo addirittura recuperate due diverse. Tutta contenta, beata ingenuità! 


Con una certa curiosità e con cinque anni in più, non appena possibile mi sono dedicata all'esplorazione del contenuto della mia nuova valigia, su cui campeggia una delle tante famose immagini di Anne Geddes, la fotografa che trasforma neonati e lattanti in piantine di cactus, cuccioletti pelosi e verdurine dell'orto grazie a travestimenti ad hoc. Chi di noi non ha sorriso intenerito di fronte ad alcuni suoi scatti? Io l'ho fatto per tanto tempo, poi ho acquisito una prospettiva diversa sulla questione e ho smesso di intenerirmi...  


Comunque: un gruppetto di cinque frugoletti travestiti da non ho ancora capito cosa (roselline? Può essere...), altrimenti noti come “Piccoli tesori”, mi sorride sulla valigia e mi chiedo se i piccoli tesori siano i frugoletti o i contenuti della confezione.

La apro e ne estraggo:
  • un campione da 60 ml di un “detersivo ipoallergenico per il bucato del tuo bambino”, con tanto di buono sconto allegato per invogliare un nuovo acquisto e garanzie varie sulla “bontà” del prodotto – testato addirittura “sotto controllo pediatrico”. La domanda è: per quale motivo dovrei continuare ad usare detersivi aggressivi e potenzialmente dannosi per me e per il resto della mia famiglia mentre scelgo un detersivo ipoallergenico per il bucato del bebè? Le soluzioni sono due: o capisco che la soluzione è fare un bucato “delicato” per tutti (ma con cosa? Un detersivo ecologico, uno fatto in casa) oppure mi voto ai doppi bucati, sprecando tempo, energie (umane, idriche, elettriche) e risorse (mie e del Pianeta). Ovviamente la soluzione più semplice è optare per un bucato uguale per tutti e la ditta che mi regala il suo campioncino spera proprio che io decida di usare il suo prodotto.
  • Una busta di plastica contenente un campione di “pasta lenitiva protettiva” da 3,5 gr (della quale ci tocca sorbire la pubblicità quotidiana in fascia serale) e l'allegato libretto informativo. Se non avessi scoperto cos'è l'INCI di un prodotto e come leggerlo avrei potuto credere alle meraviglie di questa pasta lenitiva che contiene davvero alcuni componenti ottimi ma solo dopo Lanolyn, Paraffinum liquidum e Petrolatum. Insomma: petrolio. :( La perla è che il libretto consiglia di usare la pasta lenitiva anche per il seno della mamma che allatta dopo ogni poppata (avendo però “cura di detergere accuratamente le mammelle prima della successiva” - chissà come mai...)
  • Un depliant del "leader mondiale dell'omeopatia", quella che fa la pubblicità in TV, in radio e sui giornali. Il depliant parla dei benefici dell'omeopatia per i fastidi dovuti alla dentizione nei lattanti. Nulla da dire, io sono pro-omeopatia, ma vi confesso che con questo depliant in mano apprezzo ancor di più l'omeopata che ci segue e che ci consiglia rimedi di un'altra casa, molto meno “commerciale” e “pubblicizzata” di questa a tutti nota. Le logiche commerciali non mi piacciono... mi sanno tanto di multinazionale...
  • Un depliant di una casa automobilistica che fornisce molte info su seggiolini auto, sicurezza in viaggio ecc. e pubblicizza le sue “family car”. Che ci crediate o no, stavolta non ho niente da ridire. Le informazioni contenute sono corrette e piuttosto “pulite”.
  • Una confezione-prova del più noto additivo igienizzante da bucato, anche lui compagno quotidiano della pubblicità televisiva. Ma servirà davvero oppure no? E sarà proprio così innocuo? Le indicazioni riportate sulla confezione lo definscono “iriritante” e contiene fino al 30% di “sbiancante a base di ossigeno”... Mah, resto dell'idea che è meglio scegliere detersivi biodegradabili davvero e imparare a non crearsi inutili ansie da combattere con battericidi di ogni genere. Insomma: o viviamo con i coyote oppure i germi e i batteri della nostra famiglia possono anche convivere con noi e i nostri figli! Tra l'altro è ormai provato che i bambini che vivono in ambienti troppo asettici sono a rischio di sviluppare allergie. Non siamo mica nati per vivere come in una sala operatoria!!
  • una confezione di flaconcini monodose di acqua di mare isotonica sterile, quella che si usa per pulire occhietti e nasino e per l'aerosol. Questa è ottima, la vado ad accompagnare alla restante soluzione fisiologica che già possiedo in quantità, alleata nei raffreddori a tutte le età.
  • Un librettino di una notissima ditta che vende abbigliamento ed accessori per bambini. A parte il fatto che definisce “indispensabili” il set pappa e l'interfono non ho altro da dire. Mi rimetto alla clemenza della corte! 
  • Una bustona di plastica (ancora!?) contenente: un pannolino usa e getta formato “mini 3-6 kg”, una confezione da 12 salviettine monouso con INCI da discutere (aprono con Aqua e Citric Acid – entrambi ottimi, bollino doppio verde – e poi cascano subito con il Peg-40 Hydrogenated Castor Oil che è bollino rosso, recuperano terreno con il Sodium Citrate doppio verde e poi  partono conservanti e altri componenti di cui non rintraccio nemmeno la valutazione nel Biodizionario). Non possono mancare nella bustona gli sconti per nuovi acquisti e il solito libretto pieno di pubblicità.
  • Un'altra bustona di plastica (ma quanti rifiuti produce una sola di queste valige?!) della più nota ditta italiana produttrice di “qualsiasi cosa” per bambini. Ci regala una bustina con due coppette assorbilatte usa e getta con antibatterico e la perla delle perle: un libretto di 30 pagine di “consigli pratici per l'allattamento”. Diamogli un'occhiata... Moltissime delle informazioni contenute sono corrette, circostanziate e scientificamente fondate (con tanto di riferimenti bibliografici). Qualche sciocchezza c'è: ad esempio il fatto che si debba preparare il seno durante la gravidanza in vista dell'allattamento, con “massaggi per irrobustire i capezzoli”. In realtà non è vero, si tratta di uno dei tanti miti relativi alla gravidanza. Oppure il fatto che si debba lavare il seno prima di ogni poppata. Carlos Gonzales ci dice che a meno che il seno sia davvero “sporco” non c'è bisogno di lavarlo, tantomeno utilizzando “i pratici fazzolettini in commercio” (e ti pareva!). E ancora: so che attendere due/tre ore tra una poppata e l'altra dopo i primi giorni non garantisce un'adeguata produzione di latte, perchè il latte umano viene prodotto “su richiesta”: più il bimbo succhia e più latte viene prodotto. Per cui occhio, perchè il nostro libretto ci dice che “dopo i primi giorni la produzione di latte si è stabilizzata”: non è mica impostabile una volta per tutte, ma cambia durante l'intero periodo di allattamento! Purtroppo troviamo informazioni discutibili e commercialmente orientate anche nel paragrafo dedicato ad “Allattamento materno e problemi”; in particolare riguardo alle ragadi ci consigliano l'uso degli “specifici dischetti Idrogel” (indovinate chi li produce?) e l'uso dei paracapezzoli (idem come sopra). Nel centro di questo libretto ci vengono presentate le “Soluzioni per un allattamento sereno” prodotte dalla nostra ditta: biberon, succhietti, paracapezzoli, dischetti Idrogel, bilancia, sterilizzatori e scaldabiberon. Ma stiamo parlando di soluzioni per l'allattamento al seno oppure per qualcos'altro?   Continuiamo a leggere: il latte materno può essere conservato a temperatura ambiente per 8 ore, in frigorifero per 72 ore, in freezer per 3 mesi e nel congelatore a – 18°c per non più di 6 mesi. Perfetto. Però leggo che lo posso scaldare con il microonde, il che non è vero! Provateci e avrete un latte separato nelle sue componenti lipidiche, proteiche e acquose e oltre ad avere un brutto aspetto non sarà gradito al bambino (situazione realmente accaduta di cui sono stata indiretta testimone). Terminiamo con la parte relativa all'allattamento con il biberon: mi intristisco leggendo che “con le nuove tettarelle più simili al seno (avete già capito, vero?), il bimbo si nutre indifferentemente dal seno o dal biberon senza difficoltà nell'alternanza”. Come no, siccome il bambino è stupido non è minimamente disorientato dalla differenza tra il seno di mamma e la tettarella di silicone. Andate a chiedere alle mamme che si vedono rifiutare il seno o il biberon: forse hanno qualcosa da dire in merito!
  • 3 copie di riviste per neomamme & co. (con relativa scheda per abbonarsi), farcite di pubblicità su girelli, box, creme antismagliature, salviettine superdelicate da usare per viso-mani-cambio e chi più ne ha più ne metta, giocattoli che “supportano le capacità motorie del bambino facendolo divertire saltellando su e giù e ruotando di 360°” (e come farne a meno?), pannolini usa e getta sempre più sottili e assorbenti (e chi glieli toglie più? Nemmeno si accorge di essersi bagnato!), marsupi con bambini di pochi mesi portati fronte strada, passeggini ipertecnologici e superglamour, paste per il cambio, sdraiette che vibrano-suonano-si illuminano-dondolano, giocattoloni plasticosissimi e ovviamente latti-crescita di ogni genere e specie. Un bombardamento incredibile, il modo migliore per indurre bisogni inesistenti. Vi consiglio di leggere “Bebè a costo zero” di Giorgia Cozza e vi farete un'idea in merito!
  • Un paio di adesivi per l'auto (di quelli “bimbo a bordo”), debitamente “sponsorizzati”.
  • Un depliant su una particolare marca di acqua oligominerale con i consigli dell'Associazione Italiana Donne Medico. Almeno qui c'è scritto “scegli sempre di allattare anche perchè così correrai meno rischi di tumore alla mammella”. 
  • L'ultima bustina (almeno questa è di carta) contenente i buoni per vincere libri di classici cartoni per bambini. Per lo meno qui non ci suggeriscono di spalmare petrolio, succhiare silicone e nutrirci di omogeneizzati. Ci intortano un po' ma mal che vada ci troveremo per casa un po' di libri!

Insomma: una quantità di informazioni incredibile, alcune buone, molte altre discutibili o addirittura dannose; un bel po' di rifiuti da gettare nel cestino e la sensazione di essere un target troppo ghiotto per lasciarselo scappare. Ogni neomamma può diventare una consumatrice ir-responsabile e in-consapevole e, soprattutto, fare del proprio figlio un nuovo baby-consumer.

Oppure le cose possono andare diversamente e, con un po' di inevitabile fatica, si possono fare scelte diverse, più responsabili, più consapevoli, a beneficio della propria e altrui salute, oltre che di quella del nostro Pianeta.

Cosa ne dite? Mi sembra che valga la pena pensarci.
Aspetto i vostri commenti!

Un saluto a tutti,
Maria Beatrice 

21 novembre 2011

Cosa ci serve. E cosa no.

Buongiorno a tutti.
Vorrei segnalarvi un articolo comparso sul Volume 4, numero 2 della Rivista Italiana La Care in Perinatologia.
Si tratta dell'articolo a pag. 10, intitolato "Attrezzature e giochi per il bambino nel primo anno di vita e mass-media".

Il sito web di riferimento, che compare anche tra i link segnalati in questo blog, è il sito dell'Associazione Italiana per la Care In Perinatologia (AICIP).

Sarei felice di ricevere i Vostri commenti, in particolare su quanto asserito su girelli e box, nonchè sulla fascia. (Per chi desidera approfondire il tema relativo ai supporti per il baby-carrying è disponibile la recensione del testo "Portare i Piccoli" sul post "Il libro sul comodino - Sharing Reading).

Buona lettura!

Maria Beatrice

Presto e bene, raro avviene

Buongiorno a tutti!  
Oggi ho deciso di parlarvi di un argomento che molto spesso è oggetto di conversazioni e chiacchere tra e con le mamme: la "velocità di crescita" dei bambini. MI spiego meglio: per la maggiori parte delle persone sembra che la velocità con cui un bambino raggiunge determinate tappe dello sviluppo sia un indicatore cruciale per capire se il bambino è "avanti" o se è "indietro". Come a dire se "possiamo essere orgogliosi" oppure se "dobbiamo precoccuparci".
Secondo questa linea di pensiero è giusto fare tutto ciò che si può per accelerare i tempi di sviluppo del bambino, offrendo stimoli (e qui sono d'accordo) anche prima del tempo (e qui non sono più tanto d'accordo!) e basandosi sulle esperienze altrui e sulle offerte di mercato invece che sull'osservazione dell'irripetibile bambino che si ha di fronte.
Faccio un paio di esempi per spiegarmi meglio.
Situazione numero 1. La bisnonna di una bambina di 5 mesi mi dice tutta orgogliosa che la nipote ha acquistato il girello per la figlioletta e che la bimba non solo riesce a starci seduta dentro ma che addirittura punta i piedini a terra e riesce a spingersi un po' e a spostarsi per brevi tratti. Ora: data la bisnonna l'unica cosa da fare è sorriderle e non dire altro, ma se potessi dire la mia opinione alla mamma suggerirei di considerare che mettere una bambina di 5 mesi nel girello è pericoloso e assurdo, per la schiena della bimba, per le sue gambe, per la sua psiche che non è pronta a sostenere un approccio al mondo come lo veicola il girello. Un bambino di 5 mesi FORSE inizia a reggersi seduto a terra, costringerlo ad una posizione e a un movimento assolutamente inidoneo per l'età come quello caratteristico del girello è semplicemente sbagliato. Inoltre, se un bambino di per sè non è ancora dotato della capacità fisica di spostarsi autonomamente nell'ambiente è perchè non è nemmeno pronto psichicamente a farlo. Perchè farlo "correre" se non è ancora pronto a "camminare?". Ma se guardiamo il tutto con il criterio della precocità e della velocità, invece, ecco che si tratta di un'ottima idea, così la bambina imparerà presto a muoversi per casa, non dovrà essere sorretta dalle braccia di nessuno e potrà far impazzire tutti di gioia perchè è "tanto avanti!".
Situazione numero 2. Sembra che il cosiddetto "spannolinamento" stia diventando una sorta di corsa a chi arriva prima. Anzi, a chi comincia prima! E' tutta una serie di aneddoti di mamme superorgogliose perchè la loro bimba (solitamente si tratta di femmine, per le quali lo spannolinamento è in genere più rapido-e-indolore) non ha più il pannolino da tanti mesi e nemmeno di notte e nemmeno per sbaglio... Poi, purtroppo per lei, in mezzo all'orgoglioso e gongolante crocchio delle supermamme (?) delle superbimbe (?) c'è sempre una mamma che fino a cinque minuti prima non si poneva ansiosi quesiti ma che ormai, dopo aver ascoltato silente gli epici racconti delle colleghe, SA che nella SUA bambina c'è QUALCOSA CHE NON VA... E lì parte il dramma, perchè "allora non è normale avere ancora il pannolino a tot mesi?". E dove sta scritto? Ovviamente non osa, la povera mamma, porre il quesito alle supermamme, riceverebbe una risposta lapidaria. Meglio decidere in segreto di provare IL GIORNO STESSO a cominciare le pratiche per lo spannolinamento.  "Bisogna cominciare", la mamma se lo ripete come un mantra indiano, noncurante di ciò che il suo buon senso e il suo 
istinto le sussurrano: "Ma perchè? Non è ancora il momento". "No, no" - risponde lei - "adesso basta con queste titubanze, BISOGNA COMINCIARE". Si innesta così un meccansimo terribile, fatto di tensioni, aspettative, (probabili) fallimenti, frustrazioni, lacrime, pozze di pipì sparse per il mondo e simili ameni compagni di viaggio. Fino a che una voce (non so di chi, ma prima o poi arriva) dice alla mamma che NON ESISTE un momento giusto per tutti per lo spannolinamento e che NON HA SENSO decidere che questo momento è giunto SENZA AVER OSSERVATO CON ATTENZIONE E RISPETTO IL PROPRIO BAMBINO E I SUOI COMPORTAMENTI. Perchè il bandolo di ogni matassa sta lì, nell'osservazione del bambino e in nient'altro. Anche in questo caso è solo il bambino a sapere quando è il momento. E se abbiamo l'umiltà di osservare e ascoltare, lo capiremo anche noi. Anche qui non ha alcun senso accelerare.
E' ovvio che due esempi non sono rappresentativi di tutte le possibili situazioni, ma credo che rendano l'idea di ciò che volevo dire.
Un bambino non è un'automobile di Formula Uno, che è stata costruita per arrivare velocemente al traguardo e, possibilmente, prima delle altre automobili. Un bambino è una persona e non è giusto accelerare i tempi del suo sviluppo. 
Martin Buber diceva “Con ogni uomo viene al mondo qualcosa di nuovo che non era mai esistito, qualcosa di primo e unico… Ciascuno ha l’obbligo di riconoscere e considerare che l’individuo è unico al mondo nel suo genere e che al mondo non è mai esistito nessun uomo identico a lui.Se infatti fosse esistito al mondo un uomo identico a lui, egli non avrebbe motivo di essere al mondo”.
E ancora, Esther Weber scrive "Il bambino, durante il suo sviluppo e se i suoi tempi sono rispettati, affronterà lo spazio aperto un po' alla volta nella misura in cui si può effettivamente mettere in contatto con esso".
Cosa ne pensate? Attendo i vostri commenti!
Buona prosecuzione di lettura sugli altri post!