Psicofarmaci in età pediatrica

Buongiorno a tutti voi! 

Il sottofondo di questo post è il respiro lamentoso dei mio piccolo uomo influenzato e assopito (leggasi: stramazzato sul divano)... Una settimana di scuola e il regalo del venerdì non si è fatto attendere oltre! 

Tra un the caldo con il miele e un pezzettino di pane burro e miele (repetita iuvant) somministrati con una carezza di qua e un bacio di là, mi sono connessa e ho incrociato due notizie: una già ben “battuta” da vari siti e blog e l'altra più nascosta. Entrambe le notizie, però, sono legate allo stesso argomento: la prescrizione di farmaci psicoattivi in età pediatrica.

La prima notizia riguarda la decisione dell'AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) di ritirare alle case farmaceutiche Laboratoires Genopharm e Alkopharm Blois la licenza di produrre il ben noto Nopron, il magico sciroppo che regala notti serene ai bambini (?) e ai genitori. Se ne è parlato molto, ognuno ha da dire la sua, mi sembra giusto. Come e peggio di Estivill, della Hogg o di chiunque altro abbia elaborato metodi per far dormire i bambini, il Nopron ha difensori e detrattori sparsi per il mondo (anche se era commercializzato solo in Italia e Francia: questa cosa mi fa pensare...).

Non è mia intenzione disquisire su nulla, a parte una cosa: il Nopron è un farmaco psicoattivo a tutti gli effetti, la cui assunzione determina dipendenza e severi effetti collaterali, clinicamente e statisticamente significativi. Ma il problema non sta “solo” qui; sta anche nella superficialità con cui la sua prescrizione da parte di medici e pediatri è cresciuta in questi ultimi anni. Nopron non è un farmaco salva-notte: è una bomba ad orologeria nel delicato sistema nervoso e immunitario di un essere umano in crescita e, come tale, non è accettabile che venga assunto da così tanti bambini. Non è possibile che tutti loro ne abbiano bisogno.

La seconda notizia riguarda un'altra decisione dell'AIFA, questa volta relativa all'indicazione di nuovi e più stringenti parametri per l’utilizzo dell’Atomoxetina (nome commerciale Strattera), il farmaco della Eli Lilly utilizzato anche in Italia per la cura dei bambini affetti dalla cosiddetta ADHD (Distrurbo da Deficit dell'Attenzione con Iperattività). Anche in questo caso – e anche per esperienza professionale diretta – posso dire che l'etichetta ADHD è diventata davvero multitasking negli ultimi anni. Chi non ne ha sentito parlare? Ancor più famoso di questa sindrome è il suo rimedio: il Ritalin. E suo cugino, il sopracitato Strattera.

Bene: anche nel caso di quest'ultimo l'AIFA ha deciso di intervenire per regolamentarne in modo più accurato e severo la prescrizione, dato che gli effetti collaterali sono a carico del sistema cardiocircolatorio (ad esempio alterazioni della pressione sanguigna e del ritmo cardiaco).

Mi sembra che sia necessario fermarsi a pensare, ancora una volta, come i problemi-disturbi-difficoltà-comportamenti difficili da affrontare e da gestire dei nostri bambini non possano e non debbano essere liquidati con magiche pillole, sciroppi e metodi in tabella.

Credo sia fondamentale allenarsi ad una visione del bambino proiettata nel futuro a medio e lungo termine, per quanto possibile e praticabile. È una necessità cercare di guardare in là, oltre gli effetti immediati del “qui-e-ora-funziona-per-cui-va-bene”.

Il sistema nervoso di un bambino è delicato e vulnerabile perchè immaturo e non completo, non dimentichiamocelo. In gravidanza ci dicono di non bere alcolici e non fumare, ci raccomandano di assumere integratori idonei per aiutare lo sviluppo del cervello di nostro figlio e di fare attenzione alla dieta.

E dopo? Cosa succede uno, due , tre anni dopo? Che ci dicono che uno sciroppo lo farà dormire e un altro lo farà stare tranquillo.

Ma non ci chiedono di cosa si sia nutrito il nostro bambino in questo uno, due, tre anni. Quanto coloranti, pesticidi, conservanti, additivi chimici abbia introdotto ogni giorno ad ogni pasto nell'organismo. Non ci spiegano che i pattern di sonno di un bambino fino ai tre anni NON è come quello di un adulto, per cui i risvegli sono fisiologici (certo, aggiungiamo anche che a volte – o magari spesso – ci mettiamo anche del nostro nel complicare le cose). Non ce lo dicono. Ci liquidano con una risposta facile ed efficace (nell'immediato).

Non dimenticherò mai la prima volta che ho sentito parlare “dal vivo” dell'ADHD: ero tirocinante nel polo territoriale di un grande ospedale, reparto distaccato di Neuropsichiatria Infantile. E, all'ennesimo nuovo caso di supposta sindrome ADHD, uno dei neuropsichiatri presenti disse “Ci sarebbe da chiedersi perchè l'ADHD sia sconosciuta nei Paesi del Terzo Mondo”.

Già, ci sarebbe davvero da chiederselo, per capire fino a che punto siamo noi stessi, con le nostre scelte inconsapevoli e sempre in “buona fede”, a disegnare e creare le nostre e altrui patologie di oggi e di domani.

Sono stata dura, lo so e lo sento io stessa. Ma sono arrabbiata. E la rabbia accentua la mia vocazione da “dura e pura”.

Aspetto i vostri commenti (anche se fossero contrari, mi raccomando!) e vi invito a visitare il sito di “Giù le mani dai bambini”.

Buona giornata a tutti,
Maria Beatrice