La mamma è sempre la mamma

Buongiorno a tutti, amici di Educazione Consapevole.

 
Il commento di Andrea, nuovo lettore del Blog, al post "La matematica è un'opinione" (che vi invito a leggere se già non l'avete fatto, così da capire di cosa stiamo parlando), mi ha indotto a scrivere questo nuovo post.

 
La questione da lui sollevata è troppo importante per "liquidarla" con un semplice commento di risposta.

 
"Ma il marito dov'è?", si chiede Andrea. "Delegando un po' la situazione si potrebbe alleviare parecchio". Senza dubbio Andrea ha ragione. La delega consente di alleggerire il carico: dividendosi i compiti si riesce a tirare il fiato e a ottimizzare le risorse.

 
Il ragionamento non fa una grinza, perchè è giusto e vero.

 
E in effetti il cambio dei pannolini, le passeggiate avanti e indietro con bimba in braccio per affrontare i mal di pancia, la nanna condivisa... sono tutti modi per alleggerire il carico di lavoro che pratichiamo sempre, nei limiti del possibile.

 
Ma non è di questo che parlavo ne "La matematica è un'opinione". In quel post mi riferivo alla relazione speciale che esiste tra una mamma e il suo bambino. Mi riferivo , cioè, a qualcosa che non è delegabile, nè sostituibile e neppure vicariabile.

 
Nel momento in cui il piccolo uomo chiamava la mamma dal bagno "per piangere tutte le sue lacrime" su di lei, il papà era già in bagno con lui, ad aiutarlo, a tenerlo in braccio.
Ma il piccolo uomom non aveva bisogno di "qualcosa", bensì di "qualcuno".

 
"Voglio la mamma mia!", chiamava piangendo. Un'invocazione del cuore, un bisogno arcano e arcaico, radicato, profondo. Non delegabile.

 
Non so se capita anche a voi ma, a me, succede che nei momenti di maggior dolore e fatica (ad esempio durante il parto o nel bel mezzo di un febbrone da cavallo insopportabile senza poter assumere alcunchè, e altre simili amenità) anche io invoco la mamma. Come facevo da bambina quando ero malata e l'unica cosa che mi faceva stare meglio erano le sue (infinite) carezze.

 
La mamma. "Di mamma cen'è una sola", dice la saggezza popolare. "La mamma è sempre la mamma".

 
Sapete, sono sempre rimasta colpita di fronte ai racconti relativi al trapasso di conoscenti e parenti. Pressochè tutti loro, nei giorni e nelle ore precedenti, dicevano di volere la mamma, oppure di vederla. E la chiamavano. Come bambini. Magari donne o uomini più che anziani, al momento della vita in cui resta solo l'essenziale e la vulnerabilità è massima, desideravano la mamma.

 
Perchè la mamma è tutto, in certi momenti. Quando il dolore fisico o psichico, la sofferenza e la tristezza ti assalgono, quando il nucleo profondo del tuo essere resta nudo e sguarnito di fronte alla vita, sale spontaneo dal cuore il bisogno di conforto, di aiuto, di protezione. Il bisogno della mamma.

 
"Come un bambino in braccio a sua madre", l'icona della serenità e della pace.
"Come una madre", l'icona dell'amore sempre e comunque, della dedizione, della tenerezza e della comprensione.

 
Un padre è icona di altri valori, di altri vissuti, di altre emozioni, ugualmente importanti e necessarie. E per fortuna che è così! Per crescere c'è bisogno di entrambi i mondi, quello maschile e quello femminile. La natura non è sciocca, una mamma e un papà si completano e formano una squadra educativa unica.

 
Ma di mamma ce n'è una sola. E il bambino che ognuno di noi è stato, lo sa.
Ed ecco perchè la matematica, quando si tratta di figli, davvero è un'enorme opinione.

Grazie ad Andrea che mi ha offerto l'opportunità di scrivere questi pensieri, un po' sofferti ma molto sinceri.

Un abbraccio a tutti voi e buona lettura su Educazione Consapevole!

 
Maria Beatrice