Biologico: perché e per chi


Buongiorno a tutti! 
Oggi vi propongo un pensiero in merito all’alimentazione e al consumo sostenibile.
Parlavo con una cara amica alcuni giorni fa, mamma di tre bambini e impegnata in un percorso familiare di consumo etico sostenibile (acquisto di prodotti tramite GAS – Gruppi di Acquisto Solidale), detersivi ecologici, commercio equo e solidale ecc.

Durante la nostra chiacchierata siamo arrivate all’argomento “scelta di acquistare frutta e verdura biologica” e abbiamo disquisito non poco sul significato di acquistare e consumare questo tipo di prodotti.

Le valenze messe a confronto sono state: da una parte l’eticità e la sostenibilità dell’acquisto (riduzione di inquinamento, valorizzazione del territorio e delle produzioni locali ecc.) e, dall’altra, la presunta maggiore salubrità dei prodotti consumati.
Non vi nego che la prima questione era quella da lei primariamente promossa (acquistare biologico per etica e consumo responsabile), mentre la seconda questione era quella caldeggiata da me (acquistare biologico per cibarsi di alimenti più sani e ridurre il tasso di “schifezze” normalmente utilizzate nell’agricoltura convenzionale – pesticidi, concimi chimici ecc. – introdotte nell’organismo).

Ritengo che il consumo etico sia una scelta consapevole, anche e soprattutto educativa, per sé e per la propria famiglia. La mia amica sottolineava che se una famiglia condivide il percorso dell’acquisto etico con i propri bambini, mettendoli al corrente delle scelte fatte e facendoli partecipare nei modi possibili alle spese, il messaggio etico diventa realmente produttivo perché si veicola nella prossima generazione di genitori-consumatori-cittadini ecc.


Ed è vero: pensate che pochi giorni fa il mio ometto di quattro anni e mezzo, al ritorno dalla spesa settimanale al mercatino del biologico – spesa alla quale tutta la famiglia partecipa e dove tutto è diverso dal supermercato: il luogo, il modo, i sacchetti di carta e le sporte di stoffa, i cartoni invece dei carrelli, il profumo della terra smossa e il freddo pungente di Dicembre al posto della musica in sottofondo e del caldo da “centro commerciale” - mi ha suggerito di tenere da parte tutti i sacchetti di carta per riutilizzarli alla spesa successiva. Che ci crediate o no, a me non era venuto in mente! Questa cosa mi ha fatto pensare e non poco, mi ha fatto sentire molto orgogliosa del mio piccolo “consumatore etico” e un po’ meno di me…

Per quel che riguarda invece la necessità di tutelare la propria salute e quella dei propri figli nella delicata fase di crescita (a partire dal concepimento in poi), si tratta di un argomento che mi sta molto a cuore. Forse perché provengo da una famiglia dove si comprava biologico quando pressoché quasi nessuno ancora lo faceva, mi sento a mio agio nei panni del consumatore bio, anche se devo ammettere che si tratta di una scelta da rinnovare in continuazione perché anche io mi sono abituata alle “comodità” dello stile di consumo moderno, fatto di usa-e-getta e confezioni accattivanti. Eppure lo sforzo di leggere le etichette di tutto ciò che acquisto e che finisce sulla tavola di famiglia è ricompensato dall’aver cercato di fare una scelta responsabile, per cui alla fine ritengo che ne valga sempre la pena.

Voglio raccontarvi un piccolo aneddoto. Ieri ero nella corsia di alimenti ed accessori “da bambino” di un grosso supermercato: volevo cercare i prodotti segnalati dalla Guida di Mondo Nuovo di cui vi avevo parlato qualche tempo fa. Mentre scorrevo con lo sguardo gli scaffali uno a uno, un po’ sconsolata dal non trovare pressoché nulla di ciò che cercavo (solo due flaconi di latte detergente della linea Bio Bio Baby, sigh!), alle mie spalle è comparsa una famiglia mamma-papà-pupetta di pochi mesi dormiente nel passeggino e la mamma ha iniziato ad elencare una serie di alimenti ed accessori necessari per lo svezzamento della piccola. La cosa che mi colpiva era la quantità di cose (4 tipi di liofilizzati di carne diversi, brodo vegetale già pronto, crema di riso, piattino di plastica, cucchiaino di silicone e via dicendo). Ovviamente gli alimenti dovevano essere solo di una certa marca, perché così il pediatra aveva ordinato. Ipse dixit

Prima di andarsene, la mamma in questione ha visto che ero impegnata da un po’ a leggere le etichette di una serie di prodotti ecologici (pannolini) proprio dietro di lei e ha detto “ah, guarda qui!” e mi si è avvicinata. Non ho resistito… le ho detto “I bambini non hanno bisogno di tutta questa roba, mamma, mi creda… Si fidi, ci sono già passata in mezzo alle pappe…” E lei mi ha lasciato di stucco perché mi ha detto con aria un po’ triste “Anche io ho un altro figlio, ha già 16 anni. E ai suoi tempi mangiava quello che c’era, ed è venuto su bene lo stesso”.

Le ho allora chiesto perché si preoccupasse così, adesso. Mi ha risposto che il pediatra le aveva chiaramente detto che se lei avesse acquistato alimenti diversi da quelli indicati da lui e la bimba avesse avuto dei problemi, la colpa sarebbe stata solo sua (della mamma, ovviamente!). 

Al peggio non c’è fondo… Povere mamme, messe alle strette da “professionisti” che invece di tenere la mano sulla coscienza la tengono sul portafoglio perché stia sempre ben aperto per accogliere le munifiche elargizioni di certe ditte veicolate come le “uniche giuste”. Se penso che il primo mal di pancia del mio ometto è stato dovuto all’unico omogeneizzato che ha mangiato in vita sua (e che ditta famosa lo aveva prodotto!). Da quel giorno a casa nostra lo svezzamento ha visto pentole in ebollizione, passaverdura e cibi “veri”. E il mal di pancia è rimasto negli omogeneizzati mai più consumati. 

Ma torniamo agli alimenti biologici e al senso di acquistarli (etica e salute).
Credo che entrambe le questioni siano realmente significative, perchè si riferiscono ad orizzonti egualmente necessari e, in ogni caso, inevitabilmente interconnessi.

Purtroppo, come per molte cose – speriamo non proprio tutte – anche quello del biologico diventa e può diventare un business, dove le certificazioni si comprano e si vendono, o dove si può definire biologica una carota coltivata rispettando determinati criteri ma a fianco della superstrada…

Non è facile districarsi in questa giungla di loghi, norme e codici e penso che forse non sia sempre possibile essere certi di ciò che si acquista (ma lo stesso vale per gli alimenti non bio, anzi! A proposito, avete sentito della diatriba Barilla-Plasmon sugli alimenti per bambini e su quelli per adulti? Se volete vi propongo di leggere il parere dello staff di UPPA – Un Pediatra Per Amico). Ma credo che, comunque, ne valga la pena.

Nel mio disordinato archivio conservavo da tanto tempo un file .pdf che vi segnalo: spiega ed argomenta “Le basi razionali e scientifiche dell’alimentazione biologica”. Ditemi cosa ne pensate e se avete esperienze in merito… le attendo sul Blog!

Buona lettura,
Maria Beatrice