Conoscere e combattere la depressione postnatale (DPN)

Uno dei primi post del vecchio Blog era proprio questo.

L'occasione per scriverlo nasceva in Settembre, da un articolo segnalato dal sito "Il Bambino naturale" (che io chiamo brevemente e affettuosamente IBN) che parlava di depressione postnatale. 



Avevo postato un commento nel sito di IBN e poi avevo creato questo post.

Le informazioni ivi contenute erano state da me scritte alcuni anni prima, mentre lavoravo al Centro per il Bambino e la Famiglia di Bergamo (CBF), proprio in un servizio di screening e terapia della depressione postnatale. Le stesse informazioni che voi leggete qui di seguito sono tuttora diffuse tramite copia cartacea in alcuni punti nascita della provincia di Bergamo. 

Il servizio per le neomamme in difficoltà è attivo, chi di voi ne avesse bisogno può contattare il CBF e chiedere della brava dr.ssa Arcaini.

Buona lettura, con l'augurio che quanto leggerete serva a costruire una migliore e maggiore comprensione della depressione postnatale e, soprattutto, delle neomamme che ne sono colpite.

Maria Beatrice  

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LA DEPRESSIONE POSTNATALE: QUESTA (S)CONOSCIUTA

Negli ultimi tempi si sente parlare moltissimo di depressione postnatale (o depressione postparto), in riferimento a tragici fatti di cronaca che si susseguono con terribile regolarità e sembrano essere diventati un appuntamento fisso dei nostri telegiornali.

In realtà la dicitura “depressione postnatale” viene utilizzata dai media in modo discutibile come “etichetta tuttofare”.

Questo contributo è rivolto sia ai genitori che ai professionisti e vuole offrire informazioni veritiere e scientificamente fondate sul fenomeno della depressione postnatale, per favorire una consapevole presa di coscienza sul fenomeno.


La prima cosa importante da fare, parlando di depressione postnatale, è operare una distinzione tra situazioni spesso confuse una con l’altra ma, in realtà, ben distinguibili.

MATERNITY BLUES (conosciuto anche come BABY BLUES), che colpisce il 70-80% delle puerpere (dato OMS) e consiste in una certa instabilità emotiva che colpisce la donna dopo il parto e nei giorni ad esso successivi. NON si tratta di uno stato patologico e non vi è necessità di uno strutturato intervento terapeutico (farmacologico o psicoterapeutico), perché questo stato di disagio tende a rientrare spontaneamente in tempi brevi (circa due settimane).
Il ritorno ad uno stato di normalità è favorito ed accelerato da fattori di sostegno psicologico-affettivo-emotivo e pratico alla donna (un marito comprensivo ed attento, una famiglia presente il cui aiuto è gradito, sane attività personali quali prendersi cura di sé ecc).
I sintomi sono: insonnia, mancanza di energia/iperattività, ipereccitabilità, aumento/diminuzione dell’appetito, senso di stanchezza anche dopo aver dormito, ansia e preoccupazione eccessive, confusione, tristezza, perdita di confidenza ed interesse per il neonato, sentimenti di inadeguatezza, pianto, ipersensibilità, irritabilità.

DEPRESSIONE POSTNATALE (DEPRESSIONE POSTPARTO), che colpisce circa il 10-15% delle puerpere (dato OMS) e consiste in un vero e proprio stato depressivo diagnosticabile attraverso la somministrazione di appositi test.
Il periodo migliore per somministrare questi test va dalle 5 alle 8 settimane dopo il parto (il 50% dei casi di depressione postnatale insorge entro i primi tre mesi).

La depressione postnatale NON tende a scomparire spontaneamente come il Maternity Blues: il 50% delle madri non trattate risultano ancora depresse dopo 6 mesi e il 25% delle madri non trattate risultano ancora depresse dopo 1 anno.

Nella depressione postnatale si osservano molti sintomi, in genere i seguenti: umore depresso, tristezza, pianto incontrollato, sensazione di essere prive di valore, ansia o anche attacchi di panico, senso di colpa ed autobiasimo, preoccupazioni eccessive per la propria salute e per il bambino, mancanza di energie e sensazione di essere esauste, eloquio e movimenti rallentati, sentirsi a momenti alterni agitata o iperattiva, perdita di interesse in varie attività tra cui quella sessuale, senso di irritazione, disturbi dell’appetito (mangiare troppo o troppo poco), ridotta capacità di concentrazione e di prendere decisioni, disturbi del sonno (non riuscire a dormire neanche quando dorme il bambino), confusione mentale ed un maggior numero di dimenticanze, senso di disperazione ed inadeguatezza con pensieri costantemente pessimisti, instabilità emotiva con umore alterno, pensieri sulla morte e, a volte, sul suicidio.
IL FATTO CHE UNA DONNA PRESENTI QUESTI SINTOMI NON IMPLICA NECESSARIAMENTE CHE SOFFRA DI DEPRESSIONE POSTNATALE. UNA DIAGNOSI CORRETTA E VERITIERA PUÒ ESSERE FATTA SOLO ATTRAVERSO UNO SCREENING ADEGUATO.


PSICOSI PUERPERALE, che fortunatamente colpisce circa lo 0,1% delle puerpere (dato OMS), che rappresenta un vero e proprio disturbo psichiatrico e necessita di un intervento immediato.
I sintomi sono: confusione estrema ed incoerenza, affermazioni irrazionali, preoccupazione eccessiva per dettagli e particolari insignificanti, sospettosità, allucinazioni bizzarre (soprattutto uditive, le cosiddette “voci nella testa”), agitazione, disorganizzazione psichica grave.
L’insorgenza è in genere improvvisa, nella prima settimana dopo il parto.
SI TRATTA DI UNA SITUAZIONE CLINICA MOLTO RARA, CHE RIGUARDA SOLTANTO UNA MAMMA SU MILLE.

Tornando alla depressione postnatale, è importante sapere che non solo c’è modo di diagnosticarla ma anche di intervenire efficacemente sia in fase di prevenzione che di trattamento (cioè di cura di una depressione postnatale già presente ed in atto).

PREVENZIONE PRIMARIA:
il modo migliore per contrastare l’insorgenza della depressione postnatale è fornire informazioni su di essa alle donne in gravidanza e ai loro compagni.
PARLARE DELLA DEPRESSIONE POSTNATALE RAPPRESENTA LO STRUMENTO Più EFFICACE PER COMBATTERLA PRIMA CHE INSORGA.

I corsi di preparazione alla nascita dovrebbero prevedere un incontro specifico in cui parlare di depressione postnatale e i compagni delle gravide dovrebbero essere esplicitamente invitati a parteciparvi, perché rappresentano la risorsa più efficace per proteggere la donna ed il bambino da questo stato di disagio e malessere.
In questi incontri dovrebbero essere fornite informazioni documentate riguardo la depressione postnatale, cosa è, come si riconosce, come si combatte.

Il messaggio più importante che deve “passare” è che LA DEPRESSIONE POSTNATALE NON è UNA COLPA, non è qualcosa di cui vergognarsi, non rappresenta la prova che si è incapaci ed inadatte ad essere madri, non è qualcosa a cui non si può porre rimedio e rassegnarsi!
Si può lavorare con le coppie già durante la gravidanza perché rafforzino il legame tra di loro e la gestazione divenga un momento favorevole al consolidamento di una relazione di coppia appagante e serena. Questo tipo di sostegno è offerto dai corsi di Educazione Prenatale, purtroppo ancora troppo poco diffusi e frequentati.
Per quanto riguarda i corsi di preparazione alla nascita, invece, il ruolo di “sostegno” spesso non esiste. In questi corsi il ruolo dello psicologo viene sottovalutato, spesso dagli psicologi stessi, che se presenti in un corso di accompagnamento alla nascita, parlano degli aspetti emotivi connessi al travaglio-parto e di nient’altro.
Invece, lo psicologo dovrebbe avere più spazio e più strumenti per incontrare efficacemente le coppie durante la gestazione e cogliere situazioni “a rischio” perché fragili e vulnerabili, situazioni sulle quali è già possibile intervenire per sostenerle, affinché si rafforzino e siano meno esposte al rischio di depressione postnatale.

Particolare attenzione dovrebbe essere rivolta a quelle situazioni che mostrano fattori di rischio quali, ad esempio, l’isolamento sociale, la carenza di sostegno, i conflitti di coppia, difficoltà interpersonali recenti ed eventi di vita particolarmente stressanti, problemi economici e caratteristiche sociodemografiche, uno stile cognitivo caratterizzato d pattern di pensiero negativi, distorsioni cognitive, stati di ansia e precedenti episodi depressivi.

È molto importante che le donne ed i loro compagni comprendano di possedere risorse personali e di coppia utili per affrontare efficacemente sia la gravidanza che il parto ed il postparto.
È altresì importante che venga loro data la possibilità di scoprire queste risorse e potenziarle, in un’ottica di empowerment e di consapevolezza di sé.

PREVENZIONE SECONDARIA (IDENTIFICAZIONE PRECOCE):
si parla di prevenzione secondaria quando si riconosce efficacemente e prontamente un quadro clinico patologico e si interviene adeguatamente. Si evita, cioè, il consolidarsi dello stato patologico e risulta così più facile intervenire. Si blocca il disagio sul nascere, si evita che si “cristallizzi” e che divenga strutturato e quindi più resistente alle cure.
Per una efficace prevenzione secondaria andrebbero potenziate le procedure di screening “istituzionale” (la somministrazione dei test specifici per la depressione postnatale alle puerpere dovrebbe divenire una routine!) e bisognerebbe fornire alle donne opuscoli informativi sulla depressione postnatale, che offrano concreti riferimenti contattabili in caso di disagio e bisogno.

INTERVENTO:
una volta che, attraverso un adeguato screening si sia formulata una diagnosi di depressione postnatale, tre sono i binari percorribili per un efficace trattamento:
1. farmacoterapia
2. psicoterapia
3. sostegno psicosociale

Ci sono situazioni nelle quali l’aiuto di un farmaco adeguato è indispensabile per alleviare i sintomi della depressione postnatale e PER CONSENTIRE ALLA DONNA DI RECUPERARE UN RUOLO DI PROTAGONISTA della propria esistenza. Ma non ci si può limitare a prescrivere una pillola per aiutare una donna ad uscire dalla depressione postnatale; una scelta del genere penalizza la “capacità di farcela” della donna, che non va “sedata” ma sostenuta perché possa riemergere dal buio della depressione e ricominciare a vivere attivamente e propositivamente.

Qui entra in gioco il sostegno psicoterapeutico, che va scelto con attenzione, perché NON TUTTI I TIPI DI PSICOTERAPIA RISULTANO ESSERE EGUALMENTE EFFICACI PER LA DEPRESSIONE POSTNATALE.
L’approccio cognitivo-comportamentale risulta essere quello più efficace, con percentuali di risultato positivo simili a quelle relative al solo trattamento farmacologico.
Come a dire che la psicoterapia cognitivo-comportamentale ha la stessa efficacia di un farmaco, senza controindicazioni in merito all’allattamento!
Anche la psicoterapia interpersonale risulta essere efficace.

Vi è infine il sostegno psicosociale, che consiste nell’offrire alla donna e alla coppia la possibilità di ricevere corrette informazioni sulla depressione postnatale e di incontrare altre donne e coppie che vivono la stessa situazione (i gruppi di auto aiuto sono molto utili!).

Non va scordato, infine, che la depressione postnatale rappresenta un pericolo concreto all’instaurarsi di una sana relazione madre-bambino (la relazione di attaccamento, cioè quel legame che rappresenta la “radice” di un sano sviluppo psicologico del bambino).
È molto importante che le donne sofferenti di depressione postnatale abbiano la possibilità di chiedere ed ottenere sostegno al loro ruolo di mamme.
INFORMARSI, DOMANDARE, CHIEDERE SPIEGAZIONI SULLO SVILUPPO DEL PROPRIO BAMBINO E DESIDERARE UN SOSTEGNO NON È SEGNALE DI “DEBOLEZZA”, NON VUOL DIRE ESSERE “MADRI INCAPACI”, ANZI! SIGNIFICA DESIDERARE IL MEGLIO PER IL PROPRIO BAMBINO. E “il meglio” per un bambino è avere una madre attenta e consapevole ed un padre che aiuti la propria compagna ad essere mamma.


LA DEPRESSIONE POSTNATALE SI PUÒ COMBATTERE E SCONFIGGERE, A PATTO DI AVERE IL CORAGGIO DI INFORMARSI E DI SEGNALARE IL PROPRIO DISAGIO A PROFESSIONISTI COMPETENTI.

Tenere nell’ombra la depressione postnatale significa offrirle la vittoria su un piatto d’argento. Ricordate che la posta in gioco è la vostra salute e quella dei vostri figli. Non dimenticatelo!