La parola più difficile

Carissimi amici di Educazione Consapevole... no, non sono sparita nè mi sono persa chissà in quale luogo remoto.
Sono stata richiamata all'ordine da qualcuno tra voi che si chiedeva che fine avessi fatto: assente dal blog da più di un mese (!), più o meno similmente dalla fanpage, meno presente del solito sul gruppo facebook .

Desaparecida.

Non posso e nemmeno trovo opportuno spiegare i tanti perchè di questa latitanza, ma confido sinceramente di poter riprendere con nuova fiducia e forza il percorso di Educazione Consapevole.

E ricomincio da questo post che, vi informo, è il post degli auguri Natalizi di questo 2013 ormai agli sgoccioli.

Ieri pomeriggio sono uscita per fare la spesa, da sola. Cupa come il cielo di una notte senza luna e arrabbiata come il mare quando tira la bora a Trieste. Uscita di casa in un gelido silenzio dopo un bisticcio familiare gran poco edificante.

Eh, sì. Vento di tempesta di dentro e pioggia noiosa e incessante di fuori. 

Entro al supermercato e nel giro di pochi minuti la mia mente si allontana dal ricordo della recente baruffa, presa da liste mezze scritte e mezze mandate a memoria. Tra una corsia e l'altra rientro in me e mi muovo come se fossi altrove, in un luogo-non luogo dove ricordi ed emozioni non albergano.

In una corsia incrocio un ragazzo che sta facendo la spesa, proprio come me. Solo, come me. Solo che lui è seduto su una sedia a rotelle. E si arrangia come riesce (e lo fa benissimo!) a recuperare dagli scaffali ciò che gli serve. 

Lo supero e mi fermo a pensare quanto deve essere difficile per lui fare la spesa, in un luogo che non è per nulla pensato per chi non può alzarsi ad altezza uomo o spingere agevolmente un ingombrante carrello.

Ci incrociamo di nuovo alla cassa, proprio nel momento in cui gli sfugge di mano un grosso pacco di carta igienica, che viene e cadermi proprio vicino. Glielo raccolgo e lui mi ringrazia imbarazzato e senza guardarmi negli occhi.

Ha una spesa enorme da caricare, questo ragazzo, prima sul nastro trasportatore della cassa e poi fino al bagagliaio della sua auto: quattro casse di acqua, scorte di ogni genere, bottiglie di birra in confezione da sei a gogo.

E inizia un viavai solitario e continuato tra la cassa del supermercato e l'auto, col bagagliaio spalancato e la pioggia noiosa e continua cui accennavo più sopra.

Al suo quarto rientro io sto uscendo per mettere la mia spesa in auto e lo aspetto per chiedergli se posso aiutarlo. Mi stupisce la sua risposta: "Come preferisci". Mi stupisce perchè quasi le stesse parole mi avevano fatto infuriare una manciata di decine di minuti prima, a casa. "Fai come vuoi".

Eppure... quanta differenza nella mia reazione, prima e ora! Mi sento quasi a disagio ad aiutare questo ragazzo eppure non posso farne a meno. Gli porto due casse di acqua in auto e senza nemmeno guardarlo in viso gli dico che se non ci si aiuta, il mondo è solo un posto inabitabile. Un mezzo sorriso, amaro e forse stupito mi arriva in risposta.

"Buon Natale, ciao", gli dico. "Anche a te. E alla tua famiglia".

Già. La mia famiglia. Quella che ho mollato uscendo piena di rabbia con la voglia di allontanarmi e basta.
Quella cui non ho saputo dire la parola più difficile.

"Scusa".

E' facile essere gentili e generosi con chi non conosciamo. Molto meno con chi ci vive accanto.

Ecco, amici carissimi, questo è il mio augurio a Voi per questo Santo Natale. Che ognuno di noi abbia il coraggio immenso di dire la parola più difficile ai propri genitori, ai propri figli, ai propri compagni di vita. Una parola che richiede umiltà e che getta speranza e luce nel buio delle nostre fatiche.



Perchè se non ci si perdona e non ci si aiuta a farlo, davvero il mondo non può essere un luogo abitabile.

Di cuore, davvero, Auguri a tutti voi.

Maria Beatrice