Speranze di Primavera

Carissimi lettori di Educazione Consapevole,
rieccomi tra voi a scrivere un post che, ve lo confesso, a malapena so come iniziare. E che non ho idea di come si concluderà, posto che nelle ultime due settimane ho cambiato idea su di esso almeno una dozzina di volte.

Scopriamo insieme dove ci condurrà flusso di coscienza, questa volta...

Primo pensiero: il Venerdì Santo scorso, il piccolo Squicky, il cricetino grigio di famiglia (protagonista del post "La profezia che si autoavvera") è passato a miglior vita, dopo una notte e un giorno di terribile agonia. Era molto malato, aveva un carcinoma enorme e mostruosamente aggressivo. Il veterinario aveva sentenziato poche settimane di vita e così è stato.

La morte di Squicky è stata dolorosa per tutti, in particolare per me (che me ne sono occupata finchè è stato possibile) e per il Piccolo Uomo che si è trovato per la prima volta nella vita faccia a faccia con la morte di un essere vivente a lui vicino.

Sono state piante sincere lacrime, ci sono stati attimi molto duri da affrontare con lucidità perchè la consapevolezza dell'irreversibilità della morte ha provocato, nel cuore di burro del Piccolo Uomo, un dolore sincero, come lo sono le prese di coscienza serie, vere, quelle "da grandi".
Eppure, la morte di Squicky è stata foriera anche di qualcosa di buono. Il Piccolo Uomo ha affrontato il proprio dolore con l'aiuto di mamma e papà, il che ha irrobustito lui, noi e il nostro legame. In secondo luogo, papà si è fatto carico dell'ingrato compito di seppellire il corpicino nel bosco insieme al Piccolo Uomo, sotto la pioggia e al freddo. E l'ha fatto davvero, cosa che mi ha reso orgogliosa di entrambi loro.
Infine, tutto ciò ha segnato un'ulteriore consapevolezza in tutti noi: che la vita continua, prosegue a scorrere e non si arresta; ci impone di muoverci, ci chiede pressante di crescere, evolvere, accettare.

Ed ecco la prima Speranza di Primavera: la morte (leggasi: il dolore, la tristezza, la disperazione... ) non è l'ultima risposta. La vita è e va oltre ogni perdita, ogni dolore, ogni morte.

Secondo pensiero: consapevolezze e riflessioni di una mamma al volante. Quest'anno la primavera non decide cosa fare: arriva, se ne va, torna, scompare di nuovo... Siamo a metà aprile e a tratti sembra o Giugno o Novembre. Calendario impazzito, stagioni idem. E in tutto questo, ci stiamo perdendo la stagione più bella dell'anno. Il momento del risveglio, della bellezza, dei colori e dei profumi, dei cinguettii la mattina presto e del sole basso durante l'orario di cena.

Eppure vi sono segnali di speranza e di vita anche in mezzo a questo caos: io li ho trovati in un'anonima aiuola  spartitraffico di città, in coda ad un semaforo, pochi giorni fa. Ferma col volante tra le mani, il finestrino abbassato e il rumore dei motori in sottofondo, guardavo con la coda dell'occhio l'aiuola spartitraffico a mezzo metro da me. Una macchia di colore in mezzo al grigiore dell'asfalto. Una sinfonia di forme e bellezze naturali frammischiate a rifiuti, mozziconi di sigaretta, lattine accartocciate. Un inno alla biodiversità contrapposto all'anonima somiglianza delle auto incolonnate.

In pochi metri il mio sguardo ha potuto trovare e gustare il primo meraviglioso papavero rosso della stagione (io amo i papaveri!), una volata di tarassaco un po' ancora giallo e un po' già grigio, un tripudio di non-ti-scordar-di-me che sembravano dipinti di cielo. E ancora: ciuffettti di Erba Roberta (è un tipo di geranio), pratoline bianche a non finire, trifoglio bianco e trifoglio rosa. E chissà quanto altro ancora che non conosco e non ho saputo o potuto vedere.

Una visione che rallegrava il cuore e ossigenava la mente, un inno alla gioia.

Ed ecco la seconda Speranza di Primavera: anche nel mezzo della più anonima e triste bruttezza è possibile trovare un'oasi di bellezza e di armonia. Ci vogliono occhi per vedere e un cuore aperto e attento. Ci vuole la speranza di cercare un motivo per gioire; bisogna essere certi che da qualche parte ci sia, che lo si possa trovare. E allora, presto o tardi, lo si incontra.

Ecco: vorrei che questa latitante Primavera portasse a noi genitori questa dolce consapevolezza. Vorrei che potessimo "passarla" ai nostri figli come una speranza concreta, non come un'illusione, una chimera. Ma come un faro da cercare e seguire in mezzo alla tempesta.

Perchè nè il dolore, nè il grigiore, nè la tempesta abbiano l'ultima parola. Mai.



Buona notte a tutti, ecco scritti i miei auguri consapevoli per la Pasqua di recente passata. In ritardo, lo so, ma sono arrivati.

Un  a tutti voi!

Maria Beatrice