Effetto fascia 5 - Mai più senza!


Carissimi amici di Educazione Consapevole,
eccomi qui per condividere con voi l'esperienza di ieri pomeriggio, un 25 Aprile primaverile e bucolico.


Famiglia che decide di andare a fare una passeggiata nel bosco, per vedere se in una certa pozza di nostra conscenza si vedono tritoni e salamandre (qui siamo tutti aspiranti naturalisti, abbiate pazienza).

Il primo pensiero  è rivolto alla scelta del supporto per portare la piccola di un anno: fascia corta, fascia lunga, passeggino? (Ebbene sì, a lei piacciono tutte queste varianti!). Il passeggino è subito scartato per evidenti motivi di impraticabilità, però vorremmo tutti che fosse papà a portare la piccola, oggi pomeriggio. 
E papà non ha mai fatto amicizia con la fascia lunga (sigh)... Mentre la pouch (fascia corta tubolare) è su misura per me e quindi non posso prestargliela.

Unica soluzione: riesumare dal garage lo zainetto portabebè usato tre volte in sei anni, ancora praticamente nuovo, con tanto di etichetta attaccata alla zip.

Ci sono cose che si dimenticano (tipo i dolori del parto) perchè se te le ricordassi non ti azzarderesti mai a ripetere l'esperienza... Ecco, lo zainetto portabebè è una di queste. 


Non appena tolto dal suo involucro lo guardo e penso "ma caspita, non me lo ricordavo così bello!". Lo sollevo e penso "mh... non me lo ricordavo così grosso" e un istante dopo "oh mamma, non me lo ricordavo così pesante...". Ma ormai i patti sono decisi e non posso tirarmi indietro: dobbiamo provare. Anzi, per mostrare fiducia decido di fare una cosa che mai e dico mai più farò di nuovo: lascio a casa entrambe le fasce. 


Partiamo tutti baldanzosi, ma già infilare la piccola nello zainetto non è facilissimo: si impiglia un braccino, scivola un piede. Mi accorgo subito che la posizione non è del tutto fisiologica, perchè è seduta ma le gambine non sono in posizione corretta, tendono a ciondolare un po', non hanno appoggio. Eppure la piccola tremenda sembra contenta, ride e saluta il mondo dalle spalle di papà e mi dico che sono la solita precisina e decido di soprassedere.

All'inizio tutto bene, ma dopo una ventina di minuti la piccola inizia a sfregarsi gli occhietti e a chiamare "mamma". Accidenti, vuole me (ma dai?!). 


E allora... cambio! Passaggio di zaino e hop, sulle spalle della mamma! Che, per inciso, appena si infila il catafalco sulla schiena si sovviene in un nanosecondo di tutti i difetti del medesimo e dei motivi che l'avevano relegato in garage anni fa. Enorme schienale, alto e non regolabile. Bambina ciondolante e sbacioccata in ogni verso (NSOE, manco fosse una bussola!). Mi ritrovo a pensare che sono fondamentalmente un'idiota, rivedo la sacca delle fasce tristemente abbandonata sulla poltrona del salotto e mentre mi beo della pessima scelta fatta, saltello per tentare un cullamento alla creatura (che, almeno ha smesso di chiamare mamma, posto che la tengo per le manine!) schivando radici, sassi e quintalate di scivolosa fanghiglia fangosa. 

Comunque arriviamo alla pozza, tiro fuori la piccola dallo zainetto e ci sediamo sul prato. La allatto, si sgranocchia un cracker di riso, gioca un po' con lo zainetto del fratello. Ma è evidentemente stanca e non ne vuole sapere di addormentarsi dentro quel trabiccolo dal quale è appena uscita.

L'unica soluzione è tenerla in braccio fino a casa, il che significherà farsi qualche kilometro con dieci chili di creatura a forza di braccia.

E allora, con l'istinto da McGiver che da sempre mi contraddistingue, mi invento un ausilio per scaricare un po' di peso, infilando lo zainetto del piccolo uomo (debitamente svuotato, s'intende) sulle spalle e fronte strada, facendomi legare gli spallacci sulla schiena con la felpa per evitare che mi scivolino giù dalle spalle (cosa che stanno già facendo, ovviamente!). E con la piccola pancia a pancia, più o meno seduta nello zainetto, sederino in basso e ginocchia in alto, una mano sotto e una mano sulla schiena, si va... 

Papà si offre ripetutamente di prendere la piccola, ma so che ormai i giochi sono fatti... Una fatica tremenda, povera la mia schiena!

Non so dirvi quanto ci è voluto per arrivare a casa, ma vi assicuro che ad ogni passo mi sono ripetuta che mai e poi mai uscirò di casa senza fascia d'ora in poi.

Errare è umano; perseverare è... per qualcun'altro! 

Buona giornata a tutti voi!
Maria Beatrice 


PS: almeno la gita alla pozza è stata proficua: salamandre e tritoni a gogo!