Il termine di paragone

... Di nuovo le ore piccole sul blog... mi sembra di essere diventata una mamma-civetta! 

Il fatto è che la "mia" giornata inizia sul tardi, dopo le 22.30 circa (per poi rischiare di concludersi alle 22.35 quando stramazzo poco elegantemente sul primo piano d'appoggio simil orizzontale che incontro....) e, diciamocelo francamente, la cosa è piuttosto faticosa e pesante.

Tanto che mi capita spesso di pensare a quanto sono stanca, al fatto che a malapena sto dietro alla famiglia, figuriamoci alla casa. Una vita "personale" (intesa come "individuale") è un ricordo: quel-tempo-che-fu nel quale, pensato a sè, si era pensato a tutti.

Inevitabile un po' di scoraggiamento e di stanchezza d'animo, se il termine di paragone è, appunto, quel-tempo-che-fu.

E già: perchè il termine di paragone è tutto. Trasforma in un attimo colori, emozioni, pensieri, desideri, stati d'animo, decisioni. Più veloce di un fulmine, più rapido di una saetta. Più efficace ed efficiente di qualsiasi procedura perfetta.

Prendiamo ad esempio una mammabis stanca e scoraggiata (una a caso, eh!), che insegue nell'affanno le giornate che le sfuggono impertinenti tra le mani e assapora di continuo l'impossibilità di fare qualcosa che sia solo per sè. Prendiamola, questa mammabis, e mettiamola in compagnia di un improvviso dolore all'addome che, invece di passare con l'andare delle ore, permane. Lasciamola in questa compagnia per qualche giorno (Natale e Santo Stefano compresi) e aggiungiamoci una buona dose di facile affaticamento. Coroniamo il tutto con una rapida diagnosi telefonica della Guardia Medica che - molto... ehm... prudentemente - consiglia di volare al Pronto Soccorso per un'ecografia urgente alla colecisti, intervalliamo con le rassicurazioni sensate e argomentate dell'amica medico che dice di stare tranquilli a casa (e ripensarci la mattina successiva e terminiamo con l'impegnativa del medico di base che ci invia con tanto di bollino verde a cercare un'ecografia per sospetti calcoli, appunto, alla colecisti. 

Ed ecco che, nel giro di un paio di giorni, la prospettiva può essere quella del ricovero in ospedale e  di un intervento chirurgico. Così, all'improvviso. Senza avere nemmeno un miserrimo boccettino di latte materno in freezer per non sospendere l'allattamento della figlioletta. Senza poter seguire la convalescenza del figlio più grande - che per far compagnia alla mamma si era messo a dar di stomaco alle 7 del mattino del primo giorno di ferie del papà. 

Di colpo, seduta nella sala d'attesa dell'ospedale, aspettando il mio turno per l'ecografia, mi accorgo che mi sento mancare il fiato al pensiero di non poter proseguire tutte le fatiche che fino al giorno prima mi sembravano ormai di una pesantezza assoluta.

Penso che desidero solo sentirmi dire che posso andare a casa, che posso tornare a dormire poco e male, a fare la doccia quando riesco, a cambiare pannotti e soffiare nasi ad ogni piè sospinto, a farmi pizzicare viso e seno da una piccola allattata di giorno e di notte, ad aspirare il pavimento un'ora si e un'ora no dopo gli innumerevoli spuntini delle mie creature. 

Voglio tornare a casa a fare la mamma perchè, con il termine di paragone giusto, persino ciò che rischiava di nausearmi, diventa ciò di cui mi accorgo di avere profondamente bisogno.

E ora che a casa ci sono davvero (perchè la mia colecisti è analfabeta e non sa fare i calcoli), ora che ho dovuto attendere le 23.35 per vedere scritto questo post, ringrazio Dio per avermi ricordato che il termine di paragone è tutto, quando si tratta di giudicare le cose della vita. Cercherò di non dimenticarmelo troppo presto.

Buona notte a tutti, amici di Educazione Consapevole!

Maria Beatrice