Il Natale è uno stato del cuore



Solo ieri era Natale, il giorno dell'anno che o si ama e desidera o si detesta e si spera passi veloce veloce, senza colpo ferire, fino alla prossima volta.

Il giorno dell'anno in cui tutti desiderano trascorrere ore di pace e armonia e nel quale invece spesso ci si trova incastrati in pranzi e cene con persone che a malapena sopportiamo, immersi nei sorrisi di circostanza, nelle risposte di prammatica alle domande di rito, nei "grazie" per dovere e nei "Buon Natale" per inevitabile formalità.

Ho vissuto ormai non pochi Natali nella mia vita, tanti da bambina, tanti da ragazzina e da giovane, parecchi da fidanzata e poi alcuni da moglie/mamma. Tutti Natali carichi di grandi aspettative, di qualche prevedibile delusione, di qualche insperata sorpresa.

E ieri, mentre ero seduta in Chiesa per la Messa Solenne, ho iniziato a pensare in modo diverso, a creare nella mente un pensiero coerente come la scena di un puzzle fatto da tante piccole tessere.

Ho iniziato a ricordare e rivedere nella mente una serie di piccoli episodi, situazioni, avvenimenti, che nei giorni scorsi mi avevano colpito e all'improvviso ho capito che tutto era immerso in una enorme dicotomia, in una netta separazione tra ciò che distingueva il Natale -  quello vero -  dal natale - quello finto.

E ho realizzato che il Natale non stava nelle luci e negli addobbi sull'abete da poco piantato nella piazza del paese, bensì nel rude sacco di iuta posto a difesa del tronco per mano del pietoso giardiniere. Il Natale non stava nell'incenso e nei paramenti sacri, ma si trovava nelle persone accanto a me, inginocchiate sul nudo e duro pavimento al momento della Consacrazione del pane e del vino durante la Messa. Il Natale non stava nelle leccornie e nelle costose prelibatezze del gran pranzo, ma era evidente nella fame coraggiosa del piccolo pettirosso che ogni giorno sfida gli abitanti di questa casa per venire a becchettare le bricioline di pane che mettiamo per lui in un piatto sul terrazzo. Il Natale non stava nel costoso dono ricevuto, ma nella voce della mia nonna novantaseienne che mi informava di essere stata messa a capotavola per il pranzo, nella Casa di Cura in cui - ahimè - si trova da un po'.

Il Natale, più di tutto, si trovava nella famiglia che avevo di fronte a me in chiesa: una coppia non giovane e non esteticamente accattivante, con una bimba di circa un anno addormentata nel passeggino.
Una famiglia anonima per i canoni del nostro mondo, una famiglia che avrebbe benissimo potuto passare inosservata agli occhi di altri. Non ai miei, così allenati e vocati ad osservare (un po' gli studi e la formazione, un po' le passioni e gli hobbies - sì, nella mia vita pre-mamma avevo degli hobbies! - hanno fatto di me un'attenta osservatrice).

E ho visto un Natale grande così, nelle mani di quel papà di fronte a me, nella forza con cui teneva le maniglie del passeggino ad ogni passaggio dei solerti chierichetti, affinché non lo colpissero accidentalmente rischiando di svegliare la sua piccola addormentata. Le stesse mani con cui ad un certo punto ha preso la mano della moglie così, per semplice tenerezza, senza motivo, solo per il gusto di sentire il suo contatto. Era proprio un Natale con la N maiuscola, il modo in cui quel marito si era chinato verso la sua compagna per chiederle come andava la sua spalla dolorante - sono brava a leggere il labiale ), o il bacio che si erano scambiati al momento del segno di Pace, condividendo un abbraccio anche con l'altra figlia e la nonna che erano sedute poco più lontano.

Ecco: persone semplici, gesti sinceri, silenziosi. Niente di clamoroso, di evidente. Ma tutto vero, ne sono sicura. 

Questo è stato il mio pensiero Natalizio: che il Natale, in realtà, o è dentro le persone come stato del cuore, oppure è una triste recita che non piace nè a chi la mette in scena nè a chi la guarda.

Buona notte a tutti, amici di Educazione Consapevole.

Un abbraccio,
Maria Beatrice